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I 300mila euro in bond ArcelorMittal della Lega diventano un caso

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Ieri qualcuno ha chiesto a Matteo Salvini conto dei 300mila euro in bond ArcelorMittal investiti dalla Lega negli scorsi anni e il Capitano, come al solito, ha fatto il vago sostenendo di non saperne niente e girando le domande “all’amministratore”, ovvero al tesoriere del Carroccio Giulio Centemero, che sull’argomento è tradizionalmente abbottonatissimo anche perché per i partiti politici è vietato investire in strumenti finanziari come quelli.

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I bond ArcelorMittal della Lega (foto da: Twitter)

Stefano Buffagni, viceministro allo Sviluppo Economico, ieri ha ricordato la circostanza augurandosi che la Lega “pensi a difendere gli italiani e non le multinazionali”.

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Oggi Giuliano Foschini su Repubblica approfondisce la questione ricordando i rapporti che legano ArcelorMittal alla Lega:

Ma in realtà la questione del bond nasconde una relazione ben più strutturata che al ministero dello Sviluppo economico conoscono bene. Perché nel Conte 1 hanno visto come deputati ed esponenti del governo si interessavano e caldeggiavano le posizioni di Mittal. È un fatto che la multinazionale franco-indiana si era aggiudicata l’asta con il governo Gentiloni. Ed era assai spiazzata dall’arrivo del nuovo esecutivo, e in particolare da Luigi di Maio sulla poltrona del Mise. Di Maio era portatore del messaggio più intransigente del Movimento: chiusura dell’aria a caldo del siderurgico.

Non a caso Di Maio cercò di non affidare l’asta ad Arcelor. Trovando però il muro delle norme ma anche quello della politica, e in particolare dei suoi alleati di governo. Fin da subito la Lega è compatta con Arcelor. Al Mise ricordano bene per esempio come in più occasioni l’allora sottosegretario ai Trasporti, il genovese Edoardo Rixi (poi dimessosi per una condanna sulle spese pazze in Liguria) si spendesse per la causa di Arcelor. Anche pubblicamente: «È imprescindibile – diceva – mantenere gli impegni presi per evitare la fuga degli investitori che equivarrebbe a una drammatica emorragia di posti di lavoro» diceva mentre tutti i parlamentari della Lega presentavano un ordine del giorno per «verificare la coerenza dei più recenti interventi normativi di modifica alla disciplina inerente l’Ilva con gli accordi presi con l’azienda».

E il tutto è condito da un incontro tra ArcelorMittal e il dinamico duo Salvini-Giorgetti:

L’amministratore delegato Samuele Pasi, in particolare, ha avuto una sponda importante nelle posizioni negli uomini di Salvini. «In un certo senso – spiega a Repubblica una fonte che è stata molto vicina al dossier Ilva nel momento della conclusione dell’asta – era inevitabile. Arcelor aveva bisogno di un interlocutore, i 5 Stelle facevano le bizze e la Lega era l’unica garanzia possibile». Mittal parla a quel mondo, dunque. E in quel mondo sceglie come capo della comunicazione a luglio del 2018 una professionista importante: Patrizia Carrarini, l’ex portavoce di Roberto Maroni.

EDIT 8 NOVEMBRE ORE 14: Giulio Centemero, tesoriere della Lega, conferma che i bond ArcelorMittal sono stati acquistati nel 2011 e venduti nel 2015:

“I bond da 300mila euro di Arcelor-Mittal sono stati acquistati dalla Lega Nord nel 2011 e presi in carico su un fondo titoli di Unicredit il 10 luglio 2013. In qualità di tesoriere della Lega dal settembre 2014, ho provveduto alla dismissione di tutti i titoli nel 2015 e in particolare quello in oggetto a gennaio. Tutta la gestione titoli è stata effettuata nel rispetto della legge sul finanziamento pubblico ai partiti (96/2012). E’ tutto certificato nero su bianco”. Così il deputato e tesoriere della Lega, Giulio Centemero. “Le frottole inventate in proposito in queste ore da certi esponenti politici sono solo una scusa meschina per coprire il proprio fallimento. In ogni caso, le querele sono già pronte. Arriveranno puntuali a chi, prima di dare fiato alla bocca, dovrebbe imparare almeno a leggere gli estratti conto e soprattutto le loro date”.

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