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Elezioni, la sconfitta epocale del Partito Democratico

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Le dimensioni della sconfitta del Partito Democratico alle elezioni politiche 2018 sono epocali. Per il centrosinistra, invece, i presagi più neri si sono avverati compreso il pericolo di crollo del PD sotto la soglia psicologia del 20%: al Senato il partito di Matteo Renzi è al momento al 19,86%. Nell’alleanza +Europa di Emma Bonino non supera la soglia del 3% e arriva, ma di poco, al 2%. Anche per Liberi e Uguali i risultati non sono confortanti: alla Camera è al 3,55%, mentre al Senato al 3,36%, un risultato al di sotto delle aspettative.

La sconfitta epocale del Partito Democratico

Nelle attese sfide dei collegi uninominali, gli unici a “salvarsi” sono Matteo Renzi a Firenze e Paolo Gentiloni a Roma, mentre a Siena è testa a testa fra Pier Carlo Padoan e Claudio Borghi, vinto alla fine dal primo. Col fiato sospeso Valeria Fedeli a Pisa, mentre per il ministro uscente Dario Franceschini nulla di fatto a Ferrara. Bene, invece, Luca Lotti, Roberto Giachetti e Beatrice Lorenzin. Crollo, invece, per Piero Grasso, Laura Boldrini e Massimo D’Alema.

partito democratico sconfitta

A sorpassare il Partito Democratico per numero di seggi non è solo il MoVimento 5 Stelle: anche la Lega dovrebbe superare il partito di Renzi. Alla Camera i candidati all’uninominale di centrodestra e M5S, quando sono state scrutinate 37mila sessioni su 61mila, arrivano al 37 e al 31% mentre la coalizione di centrosinistra si ferma al 23%. Simili i risultati al Senato dove Renzi si aspettava tutt’altro risultato.

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Il crollo in Emilia Romagna

Nemmeno in Emilia-Romagna, per decenni inossidabile granaio elettorale dei partiti di centrosinistra, il PD è riuscito a imporsi. Certo, in termini assoluti il bottino è meno magro che altrove, ma quando sono cominciati ad arrivare i dati dei primi seggi, in casa dem l’incubo ha cominciato ad assumere contorni molto definiti: collegi che venivano considerati sicuri, come quelli delle province di Modena e Ferrara, sono in bilico. Rischiano l’elezione, almeno all’uninominale, notabili come l’ex portavoce di Romano Prodi Sandra Zampa, il ministro della cultura Dario Franceschini alla Camera a Ferrara e quello dello coesione territoriale Claudio De Vincenti, candidato a Sassuolo dopo la rinuncia di Gianni Cuperlo. E anche il numero degli eletti nella quota proporzionale, a conti fatti, potrebbe risultare molto inferiore anche alle più prudenti previsioni. Non solo: il centrosinistra in Emilia-Romagna rischia di non essere nemmeno la prima coalizione e il Pd di non essere il primo partito, un risultato impensabile fino a qualche mese fa. Più che dal Movimento 5 Stelle, che comunque guadagna voti, il boom che fa maggiore impressione è quello della Lega.

pd camera

Il Movimento 5 Stelle ha avuto un risultato più modesto rispetto alla media nazionale, ma si gioca comunque la possibilità di essere il primo partito. Si profila, invece, un risultato molto significativo della Lega Nord. Degli otto collegi uninominali del Senato (in attesa dei risultati della Camera) non solo è lontano l’en plein sperato, ma, dopo lo spoglio delle prime sezioni, è addirittura possibile che il risultato finale sia favorevole al centrodestra. Fra i collegi più ‘pericolanti’ per il PD ci sono anche quelli di tradizionali roccheforti come Ferrara (dove Sandra Zampa è in svantaggio rispetto ad Alberto Balboni di Fratelli d’Italia), Modena e Reggio Emilia. Dovrebbe invece andare al centrosinistra il collegio che veniva considerato un po’ la ‘partita di cartello’, ovvero quello senatoriale di Bologna dove Pierferdinando Casini dovrebbe riuscire, salvo sorprese, a centrare l’elezione, nonostante l’effetto Vasco Errani, candidato di Liberi e Uguali che è attorno al 10%: un risultato nettamente superiore alla media nazionale, ma che non è riuscito più di tanto a portar via voti al Pd.

Umbria e Marche non sono più regioni rosse

Umbria e Marche non sono più regioni rosse. Se i dati definitivi confermeranno il trend attuale, i collegi uninominali delle due regioni sono stati tutti conquistati da centrodestra e M5S. Nella Marche si profila un’affermazione generalizzata di M5S, che, ad esempio, potrebbe essere il primo partito nel collegio proporzionale del Senato, al momento in un testa a testa con il centrodestra, mentre la coalizione di centrosinistra resta indietro. Incertissima la situazione nei collegio uninominali per la Camera e il Senato, dove spesso ci sono partite a tre tra i candidati di M5s, centrodestra e centrosinistra.

pd marche

Ma dalle parti del PD masticano amaro e si teme di non vincere in nessuno dei collegi, dove tra l’altro è candidato il ministro dell’Interno Marco Minniti (a Pesaro Urbino) in un duello con Andrea Cecconi, il deputato uscente di M5s, di cui non si hanno notizie da tempo, dopo lo scandalo dei bonifici annullati delle ‘restituzioni’ delle quote di stipendio da parlamentare. Ma i duelli negli altri collegi potrebbero svolgersi tra M5s e i candidati del centrodestra. Ad esempio nel collegio uninominale di Macerata-Ancona avanza il sindaco leghista di Visso Giuliano Pazzaglini, tallonato dal pentastellato Mauro Coltori, indicato come ministro delle Infrastrutture da Luigi Di Maio. In questo scenario LeU in generale non si stacca dal 3%.

La culla del renzismo è vuota

Persino la Toscana, culla del renzismo, vede molte sconfitte del Partito Democratico e della sua coalizione in gran parte del territorio. Il collegio sicuro di Prato, che era stato affidato a Benedetto Della Vedova alla Camera nel patto con i radicali, vede finora la vittoria del centrodestra.  Con circa il 50% delle sezioni toscane del Senato scrutinate, il centrodestra è in testa in 5 collegi uninominali su 7. Il centrosinistra vince in 2 collegi, tra cui quello di Firenze con Matteo Renzi.

pd toscana

L’unica consolazione è la vittoria di Maria Elena Boschi in Trentino Alto Adige grazie a SVP. “Domani il Pd terrà una conferenza stampa e in quell’occasione Renzi farà le sue valutazioni, Matteo non si è mai sottratto alle sue responsabilità”, ha detto ieri Ettore Rosato, l’unico del partito a presentarsi davanti alle telecamere mentre il segretario riflette e pensa al passo successivo. Che dovrà tenere conto di una campagna elettorale condotta al comando del partito e di una scelta delle candidature tutta sua e rivelatasi disastrosa nei collegi uninominali. Lo stesso che ha portato il PD al 40% l’ha portato a più che dimezzare le sue percentuali successivamente. Una sconfitta così chiara, netta e indiscutibile che tirare le somme non è poi così complicato.