La macchina del funky

Zaia: in Veneto non passa il migrante

Luca Zaia, appena rieletto governatore in Veneto, rilascia un’intervista al Corriere della Sera a firma di Marco Imarisio in cui dice che in Veneto non c’è più posto per i migranti, attaccando il governo per le “soluzioni propagandistiche” che propone:

«Qui mi arrabbio, ma tanto. Non ci sto a passare per meschino a causa di un governo che si è fatto bidonare in ogni modo dalla comunità internazionale. Le vite umane si salvano, senza se e senza ma, non si discute».
Il passo seguente non dovrebbe essere quello di trovargli un tetto?
«Fino a quando è possibile farlo. In Veneto abbiamo 514mila immigrati regolari, pari a quasi l’undici per cento della popolazione. Di questi, 42 mila non hanno un lavoro. Insieme a Emilia Romagna e Lombardia siamo i più accoglienti. Basta».
Anche voi avete detto sì al sistema delle quote…
«Questo lo dice Alfano, sapendo di mentire. Già durante l’emergenza della primavera del 2011 fui l’unico che si rifiutò. E non ho cambiato idea. Infatti in Veneto la gestione venne affidata ai prefetti. Lo scorso 14 luglio alla conferenza delle Regioni abbiamo anche messo nero su bianco il nostro dissenso».
E poi cosa è successo?
«Eravamo uno contro tutti. Per non bloccare l’intero provvedimento, obtorto collo abbiamo fatto un patto tra gentiluomini. Ma vedo che il governo e Alfano continuano nella loro azione violenta nei nostri confronti».
Non le sembra di esagerare?
«Il Veneto è una bomba che sta per scoppiare. Non si fidano del governatore, che è un bieco leghista? Ascoltino i prefetti convinti che non ci siano spazi per l’accoglienza, ascoltino i sindaci di sinistra che si sono dimessi per protesta».
Lei è davvero preoccupato?
«C’è una tensione sociale pazzesca. Lasciamo stare il dato economico, nella regione più turistica d’Italia che da quel settore tira fuori 17 miliardi di fatturato. Ma la gente sta capendo cosa c’è dietro alla mancanza di chiarezza del governo».
Lo dice anche a noi?
«Lo stesso Alfano, presenti me e Sergio Chiamparino, ha detto che solo un nuovo immigrato su tre ha lo status di rifugiato. Gli altri, una maggioranza abbondante, non lo sono. Per stabilirlo servono indagini e tempo. Quindi oggi io sono obbligato a dare casa un migrante. Ma tra un anno arriva il Viminale a dirmi che quello non è un profugo».