Politica

Virginia Raggi da Mentana parla della storia della ASL di Civitavecchia

virginia raggi bersaglio mobile

Virginia Raggi ieri è comparsa a Bersaglio Mobile per un’intervista di chiusura della campagna elettorale per la corsa al Campidoglio. La Raggi ha parlato di strumentalità dell’attacco e ha detto di aver dichiarato come sono andate le cose e di essere stata pagata nel 2015. Non ha fatto cenno al secondo incarico che non compare nelle dichiarazioni pubblicate sul sito del Comune di Roma. Mentana ha però “dimenticato” sia di far notare quale fosse l’argomentazione dell’articolo e quella sulla questione della certificazione – spiegata ieri da Alfonso Sabella – sia di segnalare che del secondo incarico non c’è traccia nelle certificazioni, oltre ad aver sbagliato le cifre del compenso. Ha però fatto notare alla Raggi che la storia è uscita sul Fatto, giornale certo non ostile al MoVimento 5 Stelle, e a firma di Marco Lillo. La Raggi ha risposto che “il giornalista” (non l’ha nominato per nome) ha avuto spesso “parole critiche nei miei confronti, e ci sta tutta”. Si riferiva a un pezzo sul Fatto Quotidiano firmato proprio da Lillo in cui il giornalista, tornando sulla questione del praticantato allo Studio Previti, chiedeva il ritiro di Virginia Raggi dalla corsa a sindaco (era il febbraio scorso) accusandola di scarsa trasparenza. La storia degli incarichi alla ASL di Civitavecchia, poi, era stata anticipata in un instant book in edicola con il Fatto intitolato “I nuovi re di Roma”, che Lillo ha firmato con Lirio Abbate. Infine, la Raggi ha detto che la notizia è uscita perché i suoi avversari “disperati, hanno tentato l’ultimo attacco. Questa mi sembra la spiegazione più logica”.

Virginia Raggi e l’attacco strumentale sulla… di next-quotidiano
Franco Bechis, vicedirettore di Libero anche lui non ostile alla Raggi, su Facebook ha commentato così:

Ho guardato con una certa simpatia Virginia Raggi in questa campagna elettorale, anche augurandomi che fosse data a lei la prima vera chance di governo che si gioca il Movimento 5 stelle. L’ho trovata anche brava ed efficace nei confronti televisivi, e sinceramente sempre un palmo sopra i suoi avversari. Per questo l’ultima sua giornata di campagna elettorale per me è stata una doccia fredda. Sento da decenni vecchi politici liquidare con espressioni come “macchina del fango” la pubblicazione di notizie non gradite da loro. Oggi ho sentito la Raggi comportarsi come loro di fronte a un articolo scritto in punta di penna da Il Fatto quotidiano. Questo atteggiamento è inaccettabile, e onestamente non me lo sarei aspettato da una come lei. Ci si difende, si spiega, si chiede rettifica di quel che è scritto se inesatto. Ma non si liquida così una notizia che la riguarda.
Il mestiere del giornalista è trovare notizie e pubblicarle, e chi ha scritto su di lei- Marco Lillo- lo ha fatto su chiunque altro. Il dovere della Raggi è la trasparenza sugli atti compiuti nella vita pubblica come in quella privata, perché li si candida a un ruolo politico e decisionale che ha effetto sia sulla vita pubblica che su quella privata dei cittadini di Roma. Ci mancherebbe che non sia chiamata a rendere conto dei suoi comportamenti anche nella professione fatta fin qui. Dissi all’epoca che non poteva esistere un diritto alla privacy di Silvio Berlusconi, lo ripeto oggi: non può esistere per chiunque legiferi sulla vita altrui. In grande e in piccolo. Quindi nessun fango sulla Raggi, queste sono balle buone per una classe politica che lei avrebbe dovuto sostituire, non copiare nel malcostume.
Già che ci sono, devo dire che non mi entusiasmano due dei quattro assessori rivelati. Ottimi Paola Muraro e Andrea Lo Cicero. Scelta assai discutibile quella di Paolo Berdini e di Luca Bergamo. Il primo era un politico di Rifondazione, estremista ed ideologico: sarà un buon professore di urbanistica, ma ha le fette di salame dell’ideologia sugli occhi. E di una vecchia ideologia. Il secondo si è già candidato con Walter Veltroni, è stato pappa e ciccia con la sinistra che ha governato Roma. Ecco, mi aspettavo qualcosa di veramente nuovo, senza etichette. Non il riciclo del gruppo di potere che ha dominato sulla città e sulla cultura italiana negli ultimi 20 anni. Peccato.