Economia

Per Virginia Raggi se Roma è ferma è colpa di Gentiloni e Calenda (ma…)

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Ieri Virginia Raggi è andata all’attacco di Paolo Gentiloni e Carlo Calenda. L’occasione è un’intervista a Radio Capital in cui Massimo Giannini ha svolto alla perfezione il suo consueto ruolo di tappezzeria. «Gentiloni pur essendo di Roma non si sta mostrando particolarmente benevolo nei confronti della sua città», ha detto la Raggi. Elencando poi le “colpe” del premier: «Gli abbiamo chiesto più fondi e ci ha risposto picche, abbiamo chiesto di passare ai decreti attuativi della riforma Roma Capitale e ci ha risposto picche, abbiamo chiesto di poter gestire il debito della gestione commissariale e ci ha risposto picche». Poi è arrivato il turno di Calenda: «Parla tantissimo, ma i famosi 3 miliardi che lui aveva detto che avrebbe messo sul tavolo li stiamo ancora aspettando e i romani non hanno visto un euro».

Chi ha ragione tra Virginia Raggi e Paolo Gentiloni su Roma

Ovviamente Giannini non ha colto l’occasione, visto che si parlava di miliardi per Roma, per chiedere a Virginia Raggi dove fossero finiti quelli che intanto promettevano Luigi Di Maio e Daniele Frongia, attuale assessore allo sport della Capitale, non appena arrivati al governo: dovevano essere investiti in servizi al cittadino secondo le promesse elettorali del M5S, ma finora di questi soldi non si è visto un euro, a parte i meritori tagli di Marcello De Vito in qualità di presidente dell’Assemblea Capitolina (vox clamantis in deserto) che però non facevano parte dei conti dei due big M5S e che serviranno, pare per il reddito di cittadinanza alla romana.

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Luigi Di Maio nel 2015 su Facebook

Oggi, grazie a chi non fa di mestiere il reggimicrofono, abbiamo però qualche risposta nel merito sulle questioni sollevate da Virginia Raggi. Alberto Gentili sul Messaggero riporta le risposte dell’entourage di Gentiloni:

La prima è sui fondi: «Non è vero che Roma non ha avuto più finanziamenti. Proprio in ragione della legge Roma Capitale, la città riceve 500 milioni in più all’anno,arrivando a sfiorare il miliardo grazie ai 490 milioni che ottiene dalla Regione. Non c’è capoluogo che ne prende tanti».

La seconda è sui decreti attuativi della riforma Roma Capitale: «Se manca qualche decreto è perché il Campidoglio non li ha sollecitati. In ogni caso si tratta di una legge del 2012 e prima del governo Gentiloni ce ne sono stati ben tre». Della serie: la Raggi pensi alle inadempienze della sua amministrazione e vada ad accusare qualcun altro.

La terza risposta di palazzo Chigi riguarda la gestione del debito: «Se la affidassimo al sindaco si creerebbe un grave conflitto d’interessi, in quanto potrebbe utilizzare gli spazi nelle disponibilità del bilancio commissariale per le spese correnti e non per ripianare il debito. In più, come è visto, la Raggi amministra male il bilancio di Roma e finirebbe per gestire male anche il bilancio commissariale».

La visione politica di Virginia Raggi

Ovviamente, visto che Massimo Giannini è giornalista economico formatosi al duro desk dell’economia di Repubblica, non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di chiedere come mai gli investimenti pubblici a Roma fossero programmati in calo, come risulta dall’ultimo bilancio licenziato dal Comune.

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La tabella del Sole 24 Ore sugli investimenti del Comune di Roma (29 novembre 2017)

Le spese in conto capitale si riducono dai 556 milioni del 2017 ai 401,3 del 2018, di cui 13,2 milioni del Fondo pluriennale vincolato. A pagare il conto più salato sono i trasporti, i servizi generali e l’Istruzione. Naturalmente in quella voce non ricadono soltanto gli investimenti in opere. Ma anche il confronto tra i piani triennali di investimenti emanati a un anno di distanza l’uno dall’altro evidenzia il freno a mano tirato: quello 2017-2019 valeva 577 milioni, di cui 430 dedicati a trasporti e mobilità sostenibile. Il nuovo piano abbassa l’asticella a 557 milioni nel triennio, di cui 255 per trasporti e mobilità. Scende in particolare a 124,4 milioni il plafond per la linea C della metropolitana dai 297 previsti nel precedente piano.

La risposta di Calenda 

In compenso però è interessante riportare anche la risposta di Carlo Calenda sui tre miliardi promessi che secondo il Comune di Roma non sarebbero mai arrivati. Come detto anche in altre occasioni – famosa quella sulle scuole di Roma e i fondi non ancora spesi perché mancano i progetti –  c’è il trucco anche stavolta: «Come già chiarito nel tavolo di ottobre, i 3,3 miliardi ai quali Roma può attingere considerano la totalità degli stanziamenti locali, regionali e nazionali. Aspettavamo le proposte del Comune,ma abbiamo ricevuto solo un file Excel pieno di errori: c’erano i titoli,ma mancavano le descrizioni».

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Gli interventi nelle scuole di Roma per le migliorie energetiche (Il Messaggero, 4 dicembre 2017)

Il ministero dello Sviluppo ha successivamente individuato, racconta oggi il Corriere Roma, 19 progetti ai quali sono stati destinati 1 miliardo e 256 milioni. Se non fosse che «l’amministrazione capitolina non ha ancora attivato le procedure, operative o finanziarie». Sulle scuole le risorse non sono state stanziate dal Campidoglio come emerso a dicembre. Ci sono poi 138 milioni per interventi di housing sociale a Santa Palomba e alla Muratella, più 260 milioni per la riqualificazione dell’ex Dogana a San Lorenzo e delle ex caserme di via Guido Reni, interventi che dovevano essere effettuati con Cassa Depositi e Prestiti. Anche di quelli non si è saputo più nulla.

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