Economia

Il reddito di cittadinanza a Roma

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Un reddito di cittadinanza ante litteram: 290 euro a 1500 famiglie disagiate. Una delibera già scritta e da protocollare entro la prossima settimana istituisce la sperimentazione di un mini-reddito di cittadinanza che ammonta a 290 euro al mese per una platea che dovrebbe essere di 1.500 romani per sei mesi. E che dovrebbe vedere la luce entro un mese.

Il reddito di cittadinanza a Roma

Una mossa chiaramente elettorale, maligna Simone Canettieri sul Messaggero che ci fa sapere che tecnicamente è una delibera di indirizzo politico che quindi non avrà bisogno del via libera preventivo della Ragioneria. Nel frattempo basterà l’annuncio. «Contiamo – dice il capogruppo Paolo Ferrara al quotidiano romano – di arrivar al sì dell’Aula in una settimana. Il nostro modello? Livorno». Dove il sindaco pentastellato Filippo Nogarin ha fatto scattare il sussidio caro a Grillo e Casaleggio: 500 euro per sei mesi a cento famiglie. E da dove proviene non a caso anche l’assessore Gianni Lemmetti, oggi al bilancio al posto di Mazzillo.

paolo ferrara

Gli importi e la platea sono lontanissimi da quello che ha promesso il MoVimento 5 Stelle a livello nazionale. Ma lo spirito è quello tipico, anche nel reperimento delle coperture: arriveranno dai risparmi nella gestione del consiglio comunale guidato da Marcello De Vito (consulenze, personale e progetti tagliati per 1,6 milioni di euro). I restanti 400 mila euro, invece, sono i fondi non utilizzati dal gruppo M5S che siede in Aula Giulio Cesare.

Il reddito di cittadinanza alla romana

Questi due milioni di euro serviranno a produrre i 290 euro a persona per 1500 persone, anche se 290 euro al mese per sei mesi equivale a un importo di 1740 euro, che moltiplicato per 1500 soggetti dà la somma di due milioni e seicentodiecimila euro. La proposta del M5S nazionale prevede 1.950 euro per una famiglia (850 euro a genitore) senza reddito e con due figli.

Da quanto trapela l’esperimento romano sarà un po’ diverso: non guarderà le fasce di reddito ma quelle sociali. Ovvero: ragazze-madri, ex tossicodipendenti ed ex carcerati. «Non saranno soldi a pioggia ma finalizzati», dice ancora Ferrara. Nella sua delibera, così come prevede il programma M5S, è prevista la collaborazione con i centri per l’impiego. Mancano gli ultimi conti, ma la macchina pentastellata romana ormai si è messa in moto. Pronta a immolarsi per le magnifiche sorti e progressive del movimento.

E così, dopo i vaccini e le bancarelle, il M5S romano torna a dare una mano alla campagna elettorale di quello nazionale. Gli effetti li scopriremo il 4 marzo.