La macchina del funky

Tutti i complotti contro il povero Stefano Esposito

Di solito chi sorride quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa. Chissà allora quanto rideva Stefano Esposito, ex assessore ai trasporti a Roma rimasto famoso per aver spiegato che chi si affida al trasporto pubblico a Roma si affida alla fortuna (e visti certi assessori, c’è da crederci), mentre rilasciava l’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera nella quale affermava che i dirigenti del Comune sabotano le delibere per farsele bocciare dal TAR e altre amenità al confine tra il complottismo e le fregnacce, allo scopo, scopertissimo tra l’altro, di giustificare i fallimenti della politica (del Partito Democratico) a Roma. Trascrive testualmente Alessandro Capponi sul Corriere:

«La struttura amministrativa vive di vita propria, non segue le indicazioni, cambia autonomamente il contenuto delle delibere, a volte le scrive male proprio per farle bocciare al Tar…».
Stefano Esposito, scusi: sta dicendo che a Roma, in Campidoglio, gli uffici non rispondono agli assessori ma ad altri interessi?
«Gli uffici se ne strafottono di ciò che chiede la politica… quelli viaggiano con stipendi superiori ai centoventi-centosessanta mila euro e fanno solamente finta di farti decidere, è chiaro?».
Accusare la macchina amministrativa non è un alibi per la politica?
«Faccio degli esempi così ci chiariamo, va bene? Cosa ci fa un segnale di inversione a “u” in una strada pedonalizzata? Lo spiego: siamo in via di Porta San Sebastiano, tra Circo Massimo e Appia Antica, una strada importante, con ville di personaggi famosi. Chiedo spiegazioni: i funzionari balbettano, poi dicono che c’è una scuola all’inizio della via e le mamme hanno bisogno di fare inversione per portare i figli. Chissà di quale famiglia sono quei figli? Così mi metto a urlare! E con quale risultato? Le automobili là passano ancora».

stefano
Ora, voi capite che l’accusa di aver mentito perché vuol far fare inversione a U alla moglie per un dirigente andrebbe quantomeno circostanziata con nomi e cognomi. Esposito però parla per il puro gusto di aprire bocca, perché sa benissimo che dare la colpa alla burocrazia, così come darla alla politica o alla società in generale è un metodo per fare bella figura senza rischiare troppo: a tutti stanno sulle palle la politica, la burocrazia o la società a giorni alterni. Invece dire il nome e il cognome del dirigente che ha la moglie in doppia fila è rischioso: metti che non è vero, che figuraccia ci fa l’assessore che si vantò alla radio di aver cantato “Roma merda” in gioventù?