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Tsipras reintegra al lavoro 3500 statali

Alexis Tsipras è deciso a tirare dritto per la strada promessa ai suoi elettori. E tuttavia, dopo le dure reazioni dei mercati per l’annuncio del drastico cambio di rotta economica del nuovo esecutivo – con il blocco di due cruciali privatizzazioni del memorandum dettato dalla troika e l’aumento del salario minimo e le riassunzioni degli statali – oggi due ministri hanno dovuto tranquillizzare i greci.
 
TSIPRAS REINTEGRA 3500 STATALI
In netta controtendenza con la linea seguita dal governo del leader conservatore Antonis Samaras, oggi il vice ministro per la Riforma amministrativa, Giorgos Katrougalos, ha annunciato di voler discutere un nuovo piano di valutazione del personale del settore pubblico con i responsabili del sindacato Adedy, che rappresenta gli statali. L’intenzione dell’esecutivo, ha spiegato il ministro, è di riassumere circa 3.500 statali licenziati con un precedente sistema di valutazione e di messa in mobilità da egli definito “punitivo”. I provvedimenti saranno annullati e circa 3.500 statali, soprattutto addetti alle pulizie, custodi scolastici e insegnanti di educazione tecnica saranno reintegrati. Parole tranquillizzanti per i pensionati sono invece venute, dopo che si erano diffuse voci circa l’imminente possibilità di una limitata liquidità delle casse statali, dal ministro supplente della Sicurezza Sociale, Dimitris Stratoulis, il quale ha rassicurato i connazionali sul fatto che i pagamenti delle prossime pensioni non corrono alcun rischio e che esse sono garantite fino “all’ultimo centesimo”. Il suo commento è arrivato sulla scia delle osservazioni fatte poco prima dal neo segretario generale per la Sicurezza Sociale, Giorgos Romanias. Questi aveva espresso preoccupazione per il flusso di cassa destinato alle pensioni di marzo. Durante la giornata, tuttavia, Romanias ha ritrattato le proprie dichiarazioni e ha detto che non esiste neanche “una possibilità su un milione” che le pensioni non vengano pagate o siano ancora diminuite.
 
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Frattanto, messe da parte le elezioni, ad Atene si torna a parlare della corsa alla poltrona di presidente della Repubblica, alla quale sembra quasi certo che Syriza – con l’appoggio dell’alleato di governo Greci Indipendenti – proporrà Dimitris Avramopoulos, 61 anni, ex ministro della Difesa ed attuale Commissario europeo per l’immigrazione. Secondo fonti vicine al governo, la data più probabile per la prima votazione, che richiederà almeno 180 voti a favore per la vittoria del candidato, è venerdì 13 febbraio. Tsipras avrebbe già concordato con Panos Kammenos, ministro della Difesa e leader di Greci Indipendenti, che Avramopoulos prenderà il posto di Karolos Papoulias sulla poltrona di capo dello Stato. Vari analisti ritengono che questo sviluppo provocherà tensioni all’interno di Nea Dimokratia, la formazione dell’ex premier Samaras uscita sconfitta dalle ultime elezioni, in quanto Avramopoulos è ancora molto popolare tra le fila del partito passato ora all’opposizione. Fra l’altro, era stato proprio Samaras, d’accordo con l’allora vice premier socialista Evanghelos Venizelos, a proporre a luglio scorso Avrampoulos all’incarico di Commissario Ue. Non è chiaro come Samaras reagirà e se continuerà a sostenere la candidatura di Stavros Dimas dopo che quest’ultimo non è riuscito ad essere eletto nelle tre votazioni per la presidenza svoltesi lo scorso dicembre. Secondo alcuni esponenti di Nea Dimokratia, non sarebbe saggio per Samaras opporsi alla candidatura di Avramopoulos dal momento che in molti ritengono che l’iniziativa di Tsipras sia una mano tesa per arrivare ad una sorta di ‘compromesso storico’. (ANSA)