La macchina del funky

I traditori di Matteo Renzi

patrizia prestipino matteo renzi

«Li ho visti i leccac… professionisti, potrei tenere un corso per riconoscerli. Non lo immaginavo. Quelli che prima ti adulavano, smettono di salutarti. Ma è un gioco, e io sto al gioco». Matteo Renzi a Vanity Fair le ha cantate forti e chiare agli ex adulatori che adesso sono scesi dal carro renziano. E Monica Guerzoni sul Corriere della Sera oggi riepiloga i traditori dell’ex premier:

Con il segretario del Pd, è un passatempo vecchio come il mondo, soprattutto in politica. Basta sfogliare le cronache italiane degli ultimi otto mesi ed ecco comparire nomi e volti dei renziani che furono. A indagare nel giro ristretto del leader dem il più temuto, ormai è cosa nota, è Dario Franceschini.
Il ministro della Cultura si è smarcato, chiedendo al segretario di «cambiare rotta» per non portare contro un iceberg la nave del Pd e innescando un mezzo maremoto nel partito del governo. Ma il più fresco di ruzzolamento in campo avversario è Piero Martino, l’ex portavoce di Franceschini che, schierato con Matteo alle primarie, accompagnò il leader del Pd il giorno del confronto tv con Orlando ed Emiliano.


Certo, il tradimento in politica non esiste e come sempre da questo tipo di cronache traspare soprattutto il malanimo nei confronti di chi ha magari soltanto deciso di sostenere una corrente diversa rispetto a quella renziana. Anche se ci sono distacchi come quello di Sala che sono ancora più significativi:

Prima di lui era scesa dal calesse la cugina di Renzi, Elisa Simoni, scandendo le stesse identiche parole di Martino: «Nel Pd l’aria è irrespirabile». Adesso respirano entrambi quella di Articolo Uno, intrisa di fragranze ex diessine. Le stesse che ha respirato per decenni Anna Finocchiaro prima di aderire alla causa renziana, scrivere la riforma costituzionale a quattro mani con Maria Elena Boschi e diventare ministra del governo Gentiloni.
Finché, questa primavera, anche Anna ha salutato Renzi per sostenere Andrea Orlando e come lei hanno fatto Goffredo Bettini, Cesare Damiano e Nicola Zingaretti, i cui rapporti con Renzi sono oggi in granelli di sabbia. Ci sono «tradimenti» che hanno ferito il segretario sul piano umano e altri che lo hanno danneggiato sul fronte politico. Il sodalizio con Beppe Sala si è guastato in fretta. Il sindaco di Milano certamente lo apprezza, ma ad Aldo Cazzullo ha confidato di ritenerlo «un po’ indisponente».

E se i rapporti con Zingaretti sono ormai refrigerati, qualche attrito sul territorio deve esserci anche con Giorgio Gori: l’aspirante governatore della Lombardia fu il regista della campagna d’esordio di Renzi rottamatore, adesso invece governa Bergamo includendo la sinistra. Non proprio la linea politica del segretario dem.