Economia

TAV, il referendum che vuole improvvisamente Salvini

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La Lega sarà in piazza, sabato prossimo a Torino, per partecipare al flash mob per il Sì alla Tav organizzato dalle madamìn. Lo annuncia il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari in quella che sembra essere una chiara sfida al MoVimento 5 Stelle che vuole bloccare l’Alta Velocità ma ancora non ha capito se è arrivata l’analisi costi-benefici per Toninelli.

TAV, il referendum che vuole Salvini

“Siamo pronti a sostenere con forza le ragioni dei Sì Tav – spiega oggi Molinari – anche sabato in piazza Castello, a fronte della dichiarata scelta di apoliticità del comitato promotore della manifestazione. La Lega non ha mai avuto dubbi – dice il capogruppo – la Tav va realizzata: è una risorsa preziosa per lo sviluppo strategico dell’economia piemontese, e di tutto il Paese”. Il cambio di prospettiva nel partito in cui fino a un paio di mesi fa si mandavano messaggi agli eletti per suggerire il silenzio sulla manifestazione precedente è piuttosto visibile. Ma l’obiettivo di Salvini è un altro e bisogna leggere con attenzione le parole di Molinari per comprenderlo: “Nel caso la valutazione costi/benefici, nelle mani del ministro delle Infrastrutture Toninelli, dovesse dare esito negativo – prosegue Molinari – siamo pronti a sostenere un referendum consultivo che dia la parola, e la decisione finale, ai piemontesi”.

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E infatti, guarda caso, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini a Rtl 102.5 ha pronunciato la stessa parola magica: “Se chiedessero un referendum con un governo che si basa sulla partecipazione diretta, sulla democrazia e sull’ascolto dei cittadini, nessuno vorrebbe e potrebbe fermare la richiesta di referendum ovviamente”. La parola magica era stata già pronunciata dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: “Innanzitutto chiedo che il governo decida dato che non ha più alibi, i dati tecnici ci sono, li completi e poi dica un si o un no. Se sarà un no io chiederò al Consiglio regionale di indire con apposita legge un referendum consultivo al quale, se riterranno, i colleghi di Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria potranno unirsi in modo da avere una grande giornata in cui tutto il Nord Italia si pronunci con con un si o un no alla decisione eventuale del governo di bloccare laTav”.

Un referendum regionale sulla TAV?

Inutile dire che il MoVimento 5 Stelle sta fiutando la trappola: il senatore grillino Alberto Airola all’Adn Kronos si dice “allibito dalla violazione del contratto di governo” che a suo avviso starebbe commettendo il Carroccio di Matteo Salvini e rincara la dose: “E’ vergognoso che facciano una manifestazione: così il governo non va da nessuna parte… quello è un punto nodale, lo sanno, farlo è una sfida. Sarà una boutade? Non lo so… di sicuro è uno schiaffo in faccia al Movimento 5 Stelle”. Ma per adesso nessun altro grillino parla ed evidentemente il motivo c’è: la questione dell’Alta Velocità rischia di esplodere in mano al MoVimento 5 Stelle in una situazione difficile, nella quale è già sotto schiaffo per Carige e non si è salvato sulle trivellazioni: il partito di Di Maio rischia di perdere quel che resta della faccia.

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effetti economici della Torino-Lione (Corriere della Sera, 10 gennaio 2019)

Intanto sul fronte Lega arrivano le parole concilianti di Edoardo Rixi: “Mi aspetto che, essendo pronta l’analisi costi/benefici, se ne parli si decida cosa fare si arrivi eventualmente a suggerire modifiche, però non è che si può rinunciare in Italia all’Alta velocità: questo mi sembra abbastanza evidente”, dice, evidentemente ricordando che c’era un piano per proporre tagli e risparmi senza intaccare l’opera. La Lega voleva andare in questa direzione ma il M5S, anche per le parole rimangiate su decine di altre tematiche, evidentemente non può rischiare di vedersi ammainare anche la bandiera della TAV.

La sfida all’ultimo voto per l’Alta Velocità

Questo Salvini lo sa. Così come probabilmente immagina che se a Torino la Appendino si è sempre tenuta fuori dalla querelle TAV da candidata e parla solo oggi che è sindaca e al secondo mandato, è perché sul tema evidentemente il M5S non è sicuro di stare interpretando i voleri della maggioranza della popolazione, anzi. Senza contare che un vero referendum consultivo, con risultati netti, potrebbe fermare il MoVimento 5 Stelle o farlo diventare la barzelletta d’Europa, visto che dovrebbe non tener conto del risultato di una consultazione frutto della democrazia diretta, di cui a parole sono alfieri.

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Quando i grillini per i leghisti erano il mare: gennaio 2015

La mossa di Salvini complica ancora di più i piani dei 5 Stelle, mentre Toninelli non sembra avere alcuna intenzione, per ora, di pubblicare in tempi brevi la famosa analisi costi-benefici: “L’analisi costi-benefici e’ sottoposta al vaglio di conformità della struttura tecnica di missione”, ha spiegato Toninelli, e, una volta terminato il lavoro di verifica, “andremo a condividerlo con la ministra francese e con la commissaria Ue Bulc, dopodiché la renderemo pubblica e apriremo il dibattito generale e il dibattito all’interno della maggioranza”. Forse il sogno di cincischiare fino alle elezioni europee volge al termine?

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