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"Il rifugio del teatro di Mariupol ha resistito, i superstiti stanno uscendo dalle macerie" 

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Il parlamentare ucraino Sergiy Taruta, con un post su Facebook, ha dato vita a nuova speranza per quella che sembrava ormai una strage conclamata: dalle macerie del Teatro di  Mariupol bombardato ieri dai russi starebbero uscendo dei superstiti; infatti il rifugio anti aereo avrebbe resistito al bombardamento. C’è quindi, in attesa di conferma delle sue parole, la speranza che molti tra i  civili siano salvi. Secondo le prime informazioni finora sono 130 i sopravvissuti.

“Il rifugio del teatro di Mariupol ha resistito, i superstiti stanno uscendo dalle macerie”

La notizia dei superstiti per ora sarebbe confermata anche dall’ufficio del sindaco di Mariupol spiegando che il rifugio antiaereo dell’edifico è riuscito a resistere al bombardamento. Le autorità locali non sono però ancora in grado di riferire il numero esatto delle vittime, né quello dei sopravvissuti. In ogni caso i civili scampati al bombardamento, aggiunge Taruta, stanno per essere evacuati. Al momento sono 130 le persone finora uscite vive dal teatro di Mariupol, bombardato dai russi, come riprta l’agenzia Ukrinform citando la parlamentare ucraina Olga Stefanyshyna. “Il rifugio antiaereo vicino al Mariupol Drama Theatre ha resistito. Circa 130 persone sono già state salvate. I blocchi sono stati smantellati”, ha scritto su Facebook la deputata.

Nel bunker anti aereo avevano trovato rifugio più di mille le donne e i bambini. Il numero è stato riportato alla Bbc  da un altro deputato ucraino, Dmytro Gurin, che ha dichiarato, spiegando che il teatro è stato distrutto che “Abbiamo oltre mille donne e bambini nel rifugio antiaereo, nei sotterranei. Qualche minuto fa abbiamo saputo che il rifugio ha resistito e che loro sono sopravvissuti”, confermando le prime news sui superstiti. ”Non sappiamo ancora se ci siano feriti o morti. Ma sembra che la maggior parte di loro sia sopravvissuta e stia bene”, ha aggiunto Gurin.

La drammatica situazione di Mariupol

Il bombardamento del teatro si aggiunge al disastro in cui versa la città: “A Mariupol non è rimasto un palazzo intero. Per bere la gente è costretta a sciogliere la neve, a prendere l’acqua dalle pozzanghere o a scaricarla dai termosifoni”,  ha raccontato il vice sindaco della città sotto assedio nella regione di Donetsk, in Ucraina, Sergey Orlov in un’intervista a Forbes Ucraina, aggiungendo che a causa degli attacchi russi l’80-90% degli edifici è stato distrutto o danneggiato”. “Le infrastrutture quasi non funzionano più – ha detto ancora – e i residenti rimasti, circa 350-400mila, soffrono per la carenza d’acqua e per l’assenza di riscaldamento: la città ha un disperato bisogno di un corridoio umanitario e di evacuazione. L’ultimo convoglio umanitario in arrivo è fermo da quattro giorni perché i russi non gli permettono di entrare in città. “L’esercito russo – ha concluso il vice sindaco – si rende conto che non potrà esserci vittoria nello scontro diretto con l’esercito ucraino e quindi sta cercando, attaccando civili e infrastrutture, di costringerci ad arrenderci. Non sono in guerra con l’esercito ucraino, ma con la popolazione”.