La macchina del funky

Stefano Fassina e il PD fuori dal PD

“Se non ci saranno radicali correzioni sulla scuola il mio percorso nel partito si concluderà perché ho già fatto tutte le tappe dell’opposizione interna, e su questioni di massima rilevanza: dalla svolta liberista sul lavoro al populismo delle riforme elettorale e costituzionali”. Così Stefano Fassina in un’intervista al Manifesto. “La mia scelta è seriamente legata a quello che avverrà sul disegno di legge scuola: al Senato lo spazio per miglioramenti profondi non è ancora chiuso. Nel giro di poche settimane vedremo”.
“Mi sto accorgendo – sottolinea l’ex viceministro dell’Economia – che tanto Pd se n’è già andato”. “Un pezzo del partito l’abbiamo già perso. Questo pezzo del Pd che sta fuori dai palazzi è ormai fuori anche dal Pd”. Torna sull’esito del voto in Emilia Romagna: “il partito ha perso la metà dei consensi e la partecipazione al voto è crollata. La prova che ci sono domande sociali e domande di rappresentanza politica che non trovano risposta nel Pd”. Quali risposte dare a queste domande? “Con Civati e con altri abbiamo discorsi aperti, siamo in una transizione e le risposte non possono arrivare da dinamiche di palazzo. Bisogna che parta dai territori un percorso condiviso. Noi che svolgiamo una funzione di rappresentanza politica possiamo solo portarlo avanti”. L’ipotesi di costituire un nuovo gruppo in Parlamento? “Avrebbe senso – dice Fassina – solo se fosse la proiezione di fatti che devono maturare fuori dai palazzi e che dobbiamo essere in grado di accompagnare”.