Opinioni

Stefano Esposito e le venti espulsioni nel PD a Torino

Anche il PD nel suo piccolo (piccolo piccolo) espelle. Due giorni fa venti iscritti sono stati cacciati a Torino Aldo Corgiat, storico militante Ds, poi Pd, ex sindaco di Settimo Torinese per due mandati ed altri con l’accusa di aver partecipato a un’assemblea di Articolo 1 – MDP. La missiva è firmata da Amalia Neirotti e mandata in copia a tutti coloro che sono stati messi fuori: oltre a Corgiat, dunque, è arrivata a Sergio Bisacca, attuale assessore a Settimo Torinese, Paola Bolognino, Salvatore Cannata, Matteo Cantamessa, Antonino Carbone, Laura Corona, Francesco Crea, Giuseppe Forti, Sante Gonzato, Jolanda Mensio, Giovanni Muto, Massimo Pace, Carmelo Romaniello, Ilaria Romaniello, Aldo Rosso, Franca Rustici, Enrico Siniscalchi, Francesco Siniscalchi e Donato Sportiello.
stefano esposito immunità parlamentare - 3
E oggi Paolo Franchi sul Corriere della Sera rievoca la figura storica di Teodoro Morgia, che presiedeva la commissione di controllo del partito comunista capitolino negli Anni Sessanta, e che aveva il compito di istruire la pratica contro i sospetti di «prolungata e grave attività frazionistica». E sui dissidenti interrogati nella sua stanza incombeva un celebre ritratto, quello in cui Lenin punta severo il dito sugli avversari: come se ce l’avesse personalmente con loro, e imperiosamente li esortasse a vuotare il sacco.

Chissà se (tra cent’anni) una piazza di Torino sarà dedicata all’onorevole Stefano Esposito, che, leggiamo, sarebbe l’ispiratore dell’espulsione di una ventina di iscritti torinesi al Pd, rei di aver partecipato a una manifestazione degli scissionisti. Diremmo, a occhio e croce, di no, e non solo perché non risulta che Esposito sia stato, come il vecchio Morgia, un autorevole dirigente sindacale. La citazione delle tragedie che nella storia, talvolta, si ripresentano in forma di farsa è abusata. Limitiamoci dunque a constatare che, proprio come le scissioni, neanche le espulsioni sono più quelle di una volta. Nemmeno sotto il profilo estetico. Non fosse altro perché una cosa (spesso drammatica) era venire espulsi, o radiati, da un partito-comunità forse non proprio ferreo come si crede, ma sin troppo solido, e rigidamente centralistico; un’altra è essere cacciati da un partito liquido come le regole su cui dovrebbe fondarsi la sua vita interna.

Le espulsioni liquide del partito rigido, insomma.