Opinioni

Stefano Esposito e il governo che non può permettersi di salvare vite umane

Il senatore Stefano Esposito, esponente dei Giovani Turchi del Partito Democratico, oggi in un intervento ad Agorà riportato dal profilo Twitter della trasmissione di RaiTre ha detto che “alcune ONG ideologicamente pensano solo a salvare vite umane: noi non possiamo permettercelo”. La frase di Esposito sembra paradossale: salvare vite umane in pericolo in mare è un dovere che non solo le Organizzazioni Non Governative ma anche i nostri militari assolvono senza che nessuno glielo contesti. Lo stesso governo ha dichiarato l’interesse pubblico nel salvare vite umane legittimo all’interno del codice che ha imposto alle ONG.
stefano esposito salvare vite umane
Esposito stava chiaramente prendendo spunto dall’indagine nei confronti di Iuventa, accusata di aver preso accordi con gli scafisti e quindi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dalla procura di Catania. Ma anche il PM non ha contestato l’ideologia del salvataggio delle vite umane a Jugend Rettet. Di più: ieri è stato spiegato che l’indagine non c’entra nulla con il codice del governo. E non si capisce quale istituzione sia tanto inumana da “non potersi permettere” il salvataggio di vite umane di cui parla il senatore del PD.
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Il salvataggio in mare è un obbligo non solo imposto dal codice della navigazione, ma deriva da “una consuetudine marittima risalente nel tempo, edcè posto a fondamento di numerose convenzioni internazionali”:

Tra di esse, assumono importanza la Convenzione per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS- Safety of Life at Sea, Londra, 1974), la Convenzione sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, (SAR- International Convention on Maritime Search and Rescue, Amburgo, 1979) e la Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS – United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 1982).
Da tale framework normativo emerge, dunque, che il suddetto principio sia posto tanto in capo ai singoli comandanti di navi, sia in capo agli stessi Stati (oltre ad alcuni limiti, di cui si darà cenno più oltre): sotto il primo profilo, infatti, a mente dell’art. 98.1 della UNCLOS e del Cap. V, Reg. 33(1) della SOLAS, il comandante di una nave ha l’obbligo di prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita ed è, altresì, tenuto a procedere- con tutta rapidità- all’assistenza di persone in pericolo in mare, di cui abbia avuto informazione.
Sotto il secondo profilo, invece, l’Art. 98.2 della UNCLOS prevede l’obbligo, per gli Stati Parte, di istituire e mantenere un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso, relativo alla sicurezza in mare e, ove necessario, di sviluppare, in tale ambito, una cooperazione attraverso accordi regionali con gli Stati limitrofi, ponendo le basi per l’esecuzione di accordi multilaterali (quali, ad es., i Protocolli di Palermo del 2000) e bilaterali (quali, ad es., l’accordo tra Italia e Libia del 2007 ed il successivo Trattato di amicizia del 2008).

Ma allora di quale ideologia sta parlando Esposito?
EDIT: Stefano Esposito risponde così su Twitter a chi gli fa notare la sua curiosa concezione di ideologia:
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