Opinioni

Stefano Bruni: l'ex sindaco di Como arrestato per bancarotta

È stato arrestato stamani per bancarotta dalla Gdf l’ex sindaco di Como fino al 2012 e per due mandati (prima di Forza Italia e poi del Pdl), Stefano Bruni, 54 anni. Da quanto si è saputo, nell’inchiesta coordinata dal pm di Milano Donata Costa e con al centro un’agenzia privata di riscossione dei tributi, sono state eseguite misure cautelari anche a carico di altre persone.  Secondo quanto riporta ‘La Provincia di Como’, l’indagine è partita dal fallimento di un’agenzia di Pesaro che avrebbe utilizzato titoli fantasma per ottenere le autorizzazioni ministeriali necessarie a esercitare l’attivita’ di riscossione in nome e per conto della pubblica amministrazione.
stefano bruni como
“La punta dell’iceberg è stata scoperta nel marzo del 2014, quando è stato tratto in arresto, per peculato, Daniele Santucci, storico patron di Aipa società incaricata da oltre 800 Comuni sparsi in tutta Italia di riscuotere i tributi locali – riporta il comunicato diffuso dal comando provinciale lecchese della Guardia di finanza -. Il metodo per sottrarre denaro alle casse dei Comuni era semplice: due conti corrente intestati fittiziamente alla società, ma non inseriti nella contabilità, sui quali confluivano i denari provenienti dalla riscossione e dai quali Santucci attingeva secondo propria necessità. Poi, nel maggio del 2015, sotto la direzione della Procura regionale della Corte dei Conti lombarda, quanto scoperto in sede penale è stato analizzato sotto la lente dei principi contabili dell’erario. Sequestrati tutti conti corrente e le proprietà riconducibili alla società di riscossione, passaggio necessario per garantire il ristoro del danno erariale causato”.
Oggi, a un anno di distanza, i militari della Guardia di Finanza di Lecco, hanno dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di un cittadino olandese residente in Svizzera, tre italiani residenti nell’ hinterland milanese, nel comasco e uno in provincia di Pesaro Urbino; tutti indagati a vario titolo per i reati di bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, abusivismo finanziario e costituzione fittizia di capitale sociale. Il danno causato dagli arrestati ad Aipa – alla quale è stato revocato nei giorni scorsi il concordato preventivo a causa delle gravi distrazioni effettuate dagli amministratori a ridosso della richiesta della procedura concorsuale – e Mazal – della quale è stata riconosciuta, sempre dal Tribunale fallimentare di Milano, l’insolvenza fraudolenta – ammonterebbe almeno a 150 milioni di euro.
“L’attività di indagine ha consentito di attribuire a ogni attore il suo ruolo – prosegue la nota delle Fiamme gialle -: Luigi Virgilio, manager dalla lunga esperienza nel settore finanziario che avrebbe dovuto traghettare Aipa fuori dalla situazione in cui si trovava a causa della precedente gestione, salvare l’attività di riscossione dei tributi di circa 1.200 Comuni e centinaia di posti di lavoro, ha invece continuato a drenare risorse pubbliche – infatti i denari raccolti dalla società provenienti dalla riscossione dei tributi sono di proprietà dei Comuni – anche per mezzo di fatture pagate per consulenze di importi rilevanti. Con Aipa in stato di “ prefallimento” Virgilio, senza una trattativa pubblica, conferisce i contratti di riscossione degli enti locali alla Mazal – società neo costituita, il cui capitale sociale (requisito necessario per poter essere iscritti all’Albo delle società di riscossione tributi) è risultato pressoché nullo. Ed è proprio per costituire il capitale sociale di quest’ultima società che Virgilio si è rivolto a all’ex sindaco Stefano Bruni e Daniele Bizzozzero, patron del Lecco Calcio. I due svolgono un ruolo assolutamente attivo nella intermediazione, contrattazione ed acquisto dei titoli”. L’operazione è stata preceduta da diverse attività di perquisizione e sequestro di beni e disponibilità finanziarie su conti correnti per oltre 4 milioni di euro.