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Lo Stadio della Roma a Fiumicino?

stadio della roma fiumicino

Se si scomoda persino Sergio Rizzo su Repubblica significa che la storia dello Stadio della Roma a Fiumicino, cominciata a circolare nei mesi scorsi in concomitanza con i “problemucci” nella ricerca dell’intesa finale tra A.S. Roma e Campidoglio, non è soltanto una storia. Oppure questo significa molto semplicemente che i proponenti sono impazziti, visto che spesso si lamentano dell’iter farraginoso che ha portato all’ok in appena sette anni ma adesso vogliono ricominciarlo da capo. Scrive oggi il quotidiano:

La seconda conferenza dei servizi si è conclusa ormai più di un anno fa. Esattamente l’11 giugno 2018. Ma la convenzione che dovrebbe sbloccare l’operazione, un investimento da 1,2 miliardi sborsati dai fondi americani in cordata con il presidente della Roma calcio James Pallotta, ancora non c’è. Il percorso si arricchisce di ostacoli a ogni passaggio. L’ultimo è il concetto di “contestualità”.

Il Comune dice che lo stadio non può aprire prima del completamento delle opere di potenziamento della linea Roma-Lido. Quelle opere però non dipendono da chi realizza lo stadio, bensì dalle Ferrovie: cui peraltro il costruttore contribuisce con 45 milioni. E di mezzo c’è anche la Regione. Come si combinano le due cose? Ma anche tralasciando gli intoppi burocratici, ci sono sempre le incognite politiche. Per dare il via libera definitivo allo stadio serve la ratifica della variante urbanistica da parte della Regione di Zingaretti, ma anche un voto del consiglio comunale grillino della capitale. Dove la tempesta giudiziaria che ha investito il costruttore Luca Parnasi e il superconsulente della sindaca Raggi, Luca Lanzalone, non è stata una passeggiata di salute.

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Si parla poi dell’ennesimo “parere legale” chiesto dal proponente sulla vicenda, che però rappresenta una contraddizione in termini rispetto a quanto raccontato nell’articolo: se la Roma sceglie di cambiare luogo di edificazione dello stadio, e le parole su Fiumicino sembrano andare proprio in questa direzione, poi non potrà certo fare causa al Comune:

E c’è un segnale che fa capire quanto la corda sia tesa. La Roma calcio ha chiesto un parere alla giurista Luisa Torchia, già consigliera dell’ex premier Romano Prodi, nell’eventualità in cui si dovessero verificare i seguenti due fatti: che il Campidoglio revochi la dichiarazione di interesse pubblico per il progetto dello stadio, confermata il 14 giugno 2017 dal consiglio comunale a maggioranza 5S, o che lo stesso Comune blocchi la ratifica finale della conferenza dei servizi che ha già approvato il progetto. Facendo saltare l’operazione. Quel parere è un modo per mettere le mani avanti. E com’era ovvio sostiene che il Comune a questo punto non può tirarsi indietro. Ma gli investitori americani scalpitano e la società di Pallotta ha così pensato anche a un paracadute: quello di Fiumicino, in un’area dove la ferrovia corre parallela all’autostrada per l’aeroporto. Infrastrutture già esistenti e un’amministrazione pronta ad accoglierli a braccia aperte.

In realtà la storia dello Stadio della Roma a Fiumicino sembra essere più un tentativo di mettere pressione alla maggioranza grillina che ancora non ha partorito il suo ok, ma anche qui la tattica non sembra un granché, visto che i grillini non vedono l’ora che qualcuno gli tolga dal fuoco la patata bollente dello Stadio della Rma a Tor di Valle e così i proponenti farebbero precisamente il loro gioco.

Ma d’altro canto la A.S. Roma ha avuto molte possibilità di portare lo scontro con l’amministrazione in tribunale, ben prima di varare il secondo progetto che conviene poco ai romani visto che prevede la cancellazione delle opere pubbliche previste dal primo. Non lo ha mai fatto, preferendo un accordo con quelli che oggi giudica evidentemente dei pazzi, ma che allora erano già pazzi da prima che Baldissoni & Co. si sedessero al tavolo delle trattative. Se ne sono accorti solo oggi?

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