Economia

Cosa succede con lo spread dopo il DEF

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Ieri la presentazione del Documento Economico Finanziario del governo Lega-M5S ha scatenato una piccola tempesta finanziaria. I pronostici degli esperti per i prossimi giorni parlano della possibilità di un accorciamento dello spread, che ieri ha toccato quota 280 prima di ripiegare. Ma c’è chi invece spiega che se dopo l’annuncio verranno i fatti – qualche dubbio ancora c’è – la situazione potrebbe peggiorare nel breve periodo. Ma cosa succede ai risparmi degli italiani con la crescita dello spread dopo la presentazione del DEF?

Cosa succede con lo spread dopo il DEF

Per i conti correnti in questa fase non c’è alcun pericolo, così come per i mutui: nessun effetto sul breve termine, ma se la tempesta finanziaria si prolunga è possibile pensare che le banche in difficoltà per i tanti BTP in pancia possano decidere di far pagare di più i prestiti: in quel caso a rischio sono i finanziamenti a tasso variabile in essere, quelli futuri e le nuove erogazioni a tasso fisso (per chi ha già stipulato un mutuo a tasso fisso nessun problema). Per quanto riguarda le perdite in Borsa, va ovviamente sottolineato che le eventuali perdite arriverebbero se si decidesse di liquidare nei giorni “caldi” i pacchetti azionari.

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La ricchezza delle famiglie italiane (Corriere della Sera, 29 settembre 2018)

Morya Longo sul Sole 24 Ore spiega oggi che durante la tempesta di giugno e luglio la maggior parte degli istituti di credito, nella speranza che il caro-BTp fosse temporaneo, ha deciso di non trasferire sui clienti l’aumento dei tassi d’interesse. O di farlo, per ora, molto poco. Secondo quanto dichiarato da Mario Draghi pochi giorni fa il costo dei nuovi finanziamenti per le Pmi in Italia è già aumentato di circa 20 punti base: “Ma prima o poi, se la normalità non tornasse sui mercati dei titoli di Stato, le banche (ma anche le assicurazioni e le società di leasing) saranno costrette a “stringere” maggiormente. Sulle imprese. Sugli artigiani. Sulle famiglie”.

Cosa succede ai BTP dopo il DEF

Poi ci sono i BTP. Il Corriere della Sera oggi spiega che negli ultimi due giorni il prezzo del Btp decennale è sceso del 2%, dal 5 marzo ha perso il 7%. Chi tiene un’obbligazione fino a scadenza riavrà comunque il suo capitale, oltre alle cedole. Gli ottimisti che comprassero adesso, con le quotazioni ben sotto la pari, potrebbero guadagnare con il ritorno alla normalità in cui, evidentemente, credono. I Btp-people che acquistarono nel mezzo della tempesta del 2011, portando a scadenza le emissioni o tenendole per un certo tempo hanno guadagnato anche il 30-40%.

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Il balzo dello spread e i titoli delle banche (Il Sole 24 Ore, 29 settembre 2018)

Oltre alle banche, però, ci sono anche le assicurazioni: spiega ancora il Sole nel primo semestre 2018 l’aumento dello spread dei BTp ha eroso la solvibilità (Solvency 2) delle compagnie italiane tra i 20 e i 50 punti base circa. Certo, il settore è ancora particolarmente resistente, ma molte compagnie hanno politiche di riduzione delle attività e dei rischi che scattano obbligatoriamente man mano che il coefficiente scende. Morale: più sale lo spread dei BTp e scende il Solvency 2 ratio, più le assicurazioni sono costrette a rincarare le coperture assicurative alle imprese e a ridurre l’esposizione sui settori più rischiosi.

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