Economia

Perché la Lega non ha festeggiato con il M5S sul balcone di Palazzo Chigi?

balcone palazzo chigi

C’è un dettaglio stonato nei festeggiamenti di ieri sera dal balcone di Palazzo Chigi. Ad esultare per l’approvazione della Manovra del Popolo c’erano solo ministri a 5 Stelle. Un po’ era scontato, visto che in piazza c’erano solo bandiere del MoVimento 5 Stelle. Ma perché la Lega, Salvini in testa, non è andata a festeggiare? La differenza inizia tutta da due foto. Da una parte quella postata sulla pagina Facebook di Luigi Di Maio e dall’altra quella di Salvini.

Manovra del Popolo o Rivoluzione del Buonsenso?

Già dal nome dato al documento di aggiornamento del DEF si notano le differenze. Nel post del ministro dello Sviluppo Economico c’è una foto “rubata”, si vede la piazza e gli altri ministri del MoVimento 5 Stelle. Il testo parla del contenuto della Manovra del Popolo puntando tutto su Reddito di Cittadinanza, pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero e risarcimento ai truffati delle banche. Una manovra che, presentata in questo modo, è di tipo fortemente assistenzialistico. Qualcuno potrebbe pure parlare di mancetta, visto l’entità dello stanziamento per il RdC e la platea dei beneficiari.

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Salvini invece si fa fotografare da un’altra terrazza, con San Pietro sullo sfondo e parla di Rivoluzione del Buonsenso. I contenuti sono diversi: tasse abbassate al 15% per un milione di italiani, diritto alla pensione (e non pensione di cittadinanza), superamento della Fornero, chiusura delle cartelle di Equitalia (il condono), migliaia di assunzioni per le Forze dell’Ordine. Raccontata dal ministro dell’Interno è una manovra diversa, di più ampio respiro e soprattutto più “moderata” rispetto a come la raccontano i 5 Stelle. Eppure è la stessa manovra, varata dallo stesso governo.

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E soprattutto, Salvini non era sul terrazzo. Lui il suo show l’ha già fatto nei giorni scorsi quando ha presentato il Decreto Sicurezza e lanciato il fortunatissimo hashtag #Decreto Salvini con l’aiuto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (nemmeno lui si è affacciato dal balcone di Palazzo Chigi ieri sera).

Le perplessità di Borghi e la sicurezza di Bagnai

Anche il giorno dopo la grande notte del Reddito di Cittadinanza la festa è ancora quella del MoVimento 5 Stelle. I leghisti che fanno? Il presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi su Twitter annuncia che dopo molti anni sta ricominciando a comprare Titoli di Stato italiani. Fino a qualche tempo fa il sovranista noeuro della Lega preferiva infatti acquistare titoli di debito giapponesi.

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Al Corriere della Sera Borghi ha spiegato che «il reddito di cittadinanza, targato M5S, potrebbe partire dal mese di marzo, mentre la flat tax voluta dalla Lega avrà effetti più che altro dal 2020». Tradotto: la misura fortemente volute dal MoVimento 5 Stelle (che per la verità non è mai piaciuta a Salvini) può essere spesa subito dal punto di vista politico. Per la Flat Tax invece bisognerà aspettare almeno un anno. È un problema? Secondo Borghi no: «Abbiamo sempre detto che la semplificazione fiscale richiede più tempo, e che per il momento riguarderà solo le partite Iva. Speriamo che i nostri elettori capiscano che per rivedere l’intero attuale sistema di tassazione occorre pazientare un po’». Alberto Bagnai, professore di economia a Pescara oltre che senatore della Lega e presidente della Commissione Finanze, invece si è affidato a un paragone storico di sicura efficacia: «L’UE ora ha un fronte aperto che è quello della Brexit. Se vuole aprire un secondo fronte sull’Italia si accomodi. Ci fu un altro tedesco che aprì troppi fronti e non gli andò troppo bene». La frase va letta in controluce: insieme alla battuta su Hitler, identifica l’Europa con la Germania secondo uno schema già sperimentato.

Uno scenario possibile

Un vecchio aforisma recita che chi festeggia quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa. E chi non festeggia? Chi non festeggia forse sta pensando che la china che ha preso la vicenda del deficit magari potrebbe portare a breve termine a qualche ripensamento, e segnatamente nel momento in cui la UE boccerà la manovra e le agenzie di rating declasseranno l’Italia. Lì la tempesta perfetta che oggi comincia a dare le prime avvisaglie potrebbe trovarsi al suo Zenit: a quel punto una marcia indietro potrebbe costituire il Nadir della propaganda del M5S. E la Lega potrebbe essere lì, a raccogliere i cocci e i frutti elettorali di un suicidio propagandistico possibile.

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