Cultura e scienze

La «spallata» della CGIL a Renzi?

Ritorna la spallata. Il modo di dire puzza quasi da prima repubblica, e segnala la volontà di utilizzare la piazza per far cadere i governi. Nella narrativa renziana oggi ripresa da Francesco Bei su Repubblica la parte del cattivo la gioca, come sempre del resto, la CGIL, già accusata da tanti governi di usare la piazza per mettere in pericolo gli esecutivi: basta tornare a Cofferati e all’articolo 18 per ricordarlo.

E però, oltre all’irritazione per quanto accaduto in piazza, il premier ha tratto dalla giornata una conferma al dubbio che da sabato, dal giorno della manifestazione a San Giovanni, passa di bocca in bocca tra i renziani più stretti: «Qualcuno, approfittando della crisi, sta tentando da dare una spallata al governo». Quel «qualcuno» assume sempre più le sembianze della leader Cgil, Susanna Camusso. In sintonia con alcuni esponenti della minoranza interna.

cgil botte roma
 
Inutile dire che c’è chi pensa al complotto:

Al di là della dinamica esatta dello scontro, per Renzi l’episodio suona come un campanello d’allarme per l’iter parlamentare della legge di Stabilità e del Jobs Act. Due provvedimenti che ora devono accelerare al massimo, per evitare che restino sulla graticola mentre fuori, in piazza, la Cgil soffia sul fuoco dello scontro sociale. Per togliere combustile al possibile incendio il governo avrebbe quindi in mente un paio di concessioni pesanti. Precisare le fattispecie dei licenziamenti disciplinari nella delega e, dentro legge di Stabilità, aumentare la dotazione per i nuovi ammortizzatori sociali. Due modifiche che potrebbero sterilizzare politicamente l’attacco di Camusso. E provar ea spezzare il fronte di chi sogna la «spallata» al governo.

Alla sindrome di accerchiamento penseranno poi, evidentemente.

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