Politica

I sondaggi su Biden vincente e Trump che vuole rimandare il voto

Anche se dalle parti della Casa Bianca dovrebbero ricordare come è finita all’epoca della Clinton, cominciano invece a essere piuttosto nervosi. Tanto che TheDonald ha buttato lì la proposta di rimandare il voto

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La gestione fallimentare del Covid e i suoi effetti collaterali sull’economia hanno fatto precipitare Donald Trump nei sondaggi. La media del sondaggio nazionale RealClearPolitics pubbliato da AFP danno dieci punti di distacco tra l’attuale presidente e Joe Biden. E anche se dalle parti della Casa Bianca dovrebbero ricordare come è finita all’epoca della Clinton, cominciano invece a essere piuttosto nervosi. Tanto che TheDonald ha buttato lì la proposta di rimandare il voto.

Nei primi tre mesi del 2021 il Pil degli Usa ha perso il  32,9%, e ciò non è sorprendente. Con i lockdown, molti si aspettavano anche di peggio. La colpa del risultato non può essere scaricata sulle spalle di Trump, anche se ha commesso il grave errore di sottovalutare l’epidemia e ritardare le misure di contenimento, proprio perché temeva di fermare l’economia e compromettere la propria rielezione a novembre. Ieri però abbiamo anche saputo che la settimana scorsa 1,43 milioni di americani hanno chiesto i sussidi di disoccupazione, e qui il discorso cambia. La crescita infatti era ripresa tra maggio e giugno, ma mercoledì lo stesso capo della Fed Powell ha ammesso che ci sono i segnali di una nuova frenata, provocata dalle chiusure diventate indispensabili dopo la nuova impennata di casi e decessi negli Usa. Questo è dipeso da Trump, che non solo ha spinto  per accelerare le riaperture quando diversi Stati non erano ancora pronti, ma ha anche lanciato segnali costanti di sottovalutazione dell’epidemia che ne hanno fatto una questione politica, al punto che ormai mettere o no la maschera è diventata una professione di lealtà o tradimento nei suoi confronti

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I sondaggi su Biden e Trump (La Stampa, 31 luglio 2020)

Ieri il presidente ha messo le mani avanti con questo tweet: «Con il voto postale universale (non quello “absentee” che è buono), le elezioni del 2020 saranno le più imprecise e fraudolente della storia. Saranno  un grande imbarazzo per gli Usa. Ritardare le elezioni fino a quando il popolo non potrà votare in sicurezza???».

La risposta negativa è stata unanime, a partire dai leader repubblicani al Senato e alla Camera, McConnell e McCarthy.  La Speaker Pelosi si è limitata a twittare l’articolo II della Costituzione, che assegna al Congresso il diritto esclusivo di stabilire la data delle elezioni: per cambiarla bisognerebbe approvare una legge, che non passerebbe mai nell’aula dove i democratici hanno la  maggioranza. La stessa Costituzione, poi,  stabilisce in maniera insindacabile che il mandato presidenziale finisce a mezzogiorno del 20 gennaio, e quindi se per quella data non si fosse tenuto il voto, Trump dovrebbe comunque cedere la carica. Il presidente avrebbe il potere di complicare le elezioni, ad esempio vietando l’apertura dei seggi nelle città democratiche colpite dal virus, ma il suo obiettivo era un altro: sopprimere il voto e delegittimarlo.

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