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Sondaggi: il referendum sul taglio dei parlamentari è già un plebiscito

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Il referendum sul taglio dei parlamentari è un plebiscito senza storia. Secondo il sondaggio Demos per Repubblica è favorevole l’86% degli elettori. E il consenso è più forte tra chi ritiene il Parlamento “sempre meno necessario” (95%) e invoca il “leader forte” (90%).  Solo fra gli elettori del PD il sostegno risulta appena inferiore. Ma, appunto, “appena”. Cioè, il 79%. La riduzione dei parlamentari, commenta Ilvo Diamanti, tra i cittadini del nostro Paese, riflette un grado di sfiducia verso lo Stato e le istituzioni. Che in Italia appare più acuto e ha una storia lunga.

La domanda di “superare” i limiti della “democrazia rappresentativa” si è, quindi, espressa “senza limiti”. Non per caso la riduzione dei parlamentari incontra i favori più elevati tra coloro che ritengono il Parlamento “sempre meno necessario” (95%). E invocano un “leader forte” (oltre 90%). Non c’è bisogno di un altro referendum per scoprirlo. Anzi, i referendum rischiano di produrre effetti imprevisti e inattesi, da chi li promuove.

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Il sondaggio Demos&PI sul taglio dei parlamentari (La Repubblica, 13 gennaio 2020)

Quando vengono orientati a fini diversi. Com’è avvenuto in occasione del referendum del 4 dicembre 2016, voluto da Renzi. Proponeva di sostituire il Senato con un’Assemblea delle Autonomie. Oltre al superamento del “bicameralismo perfetto”, un caso quasi solo italiano, avrebbe prodotto anche una sensibile riduzione dei parlamentari. Per questo, secondo i sondaggi (anche di Demos) ottenne, all’inizio, consensi molto ampi. Per questo, Renzi stesso pensò di utilizzarlo per ottenere la legittimazione popolare di cui, allora, non disponeva. E dichiarò che se il referendum non fosse stato approvato si sarebbe dimesso. Così, il referendum “costituzionale” si trasformò in un referendum “su Renzi”. Con l’esito che conosciamo. Un esempio esemplare. Per scegliere quale percorso intraprendere.

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