Economia

Come tenere al sicuro i soldi dal crollo delle Borse

Ieri e Borse europee hanno mandato «in fumo» oltre 242 miliardi di euro. In netto ribasso tutti i listini. Piazza Affari ha perso il 5,63%, Madrid il 4,88%, Parigi il 4,05%. Più caute Francoforte (meno 2,93%) e Londra (meno 2,39%).  Sale ai massimi da un anno il valore dell’oro percepito come bene rifugio: ieri in rialzo del 5,2% a 1.256 dollari l’oncia. Si allarga anche il differenziale tra il Btp a 10 anni e il Bund che durante la giornata ha superato quota 160. Si è rafforzato anche l’euro nei confronti del dollaro, ieri lo scambio è stato fissato a 1,13. Anche oggi la giornata appare difficile. Più volte sospesa per eccesso di volatilità, Mps e’ ferma ora con un ribasso teorico dell’11,02% a 0,431 euro per azione, mentre si allontana l’ipotesi di un matrimonio con Ubi (-0,54%). Ieri il ceo di Ubi, Victor Massiah, presentando i conti 2015 della banca ha detto che “in questo momento un’aggregazione con Mps è esclusa, non ci sono le condizioni”. IPer Mps dunque lo scenario si fa complesso e la ricerca di una soluzione diventa imprescindibile. Le dichiarazioni di Massiah sono arrivate ieri a Borsa aperta nel corso della conference call per i conti 2015 e, in una seduta di profondo rosso per il comparto bancario, Mps ha chiuso in calo del 9,88% a 0,4844 euro. Ubi ieri ha perso il 12%, con il mercato che si e’ concentrato sulla riduzione del Common equity tier 1 sceso dal 12,6 all’11,6% a fine 2015. Si e’ ridotto a soli 2 punti base il buffer di capitale disponibile per il riacquisto delle azioni dei soci recedenti, cioe’ dei 250 milioni di controvalore richiesti in autunno, solo 13 milioni potranno essere versati ai soci in uscita. Cosa fare per affrontare la sfida della volatilità? Come tenere al sicuro i propri soldi dal crollo delle Borse?

Come tenere al sicuro i soldi dal crollo delle Borse

Il Sole 24 Ore pubblica oggi uno speciale sui risparmi in tempi di alta volatilità. «È infatti facile oggi lasciarsi attirare da chi sembra aver conquistato il ruolo di bene rifugio: il redivivo oro; gli eterni Bund tedeschi, Treasury americani e Gilt britannici; l’outsider yen. Queste sono però anche protezioni che nei giorni di tempesta che stiamo attraversando non si acquistano certo a buon mercato: una cosa è uscire di casa con l’impermeabile quando la pioggia è semplicemente una minaccia, un’altra è dover ricorrere a un improvvisato venditore di ombrelli nel bel mezzo di un diluvio», dice il quotidiano. Il primo consiglio riguarda le azioni:

Di fronte alle turbolenze che stanno investendo i mercati azionari il consiglio di Mario Spreafico, Chief investment officer Italy di Schroders, è «non vendere, per evitare perdite ingiustificate» e se proprio si vuole uscire dall’azionario «non andare sui beni rifugio classici come l’oro ma optare per i titoli di Stato, che sono un parcheggio fisiologico in situazioni come quella attuale». Tuttavia, «chi ha liquidità può sfruttare l’occasione in ottica di medio-lungo periodo, perché si compra a prezzi di saldo», ha aggiunto, parlando in particolare dei titoli bancari italiani.
«Abbiamo delle valutazioni delle banche, soprattutto italiane, totalmente irrazionali», ha spiegato, sottolineando che per quanto «ci si sia resi conto che le banche non potranno mantenere gli stessi livelli di redditività del passato, che c’è il tema dei crediti in sofferenza per il peso della crisi e c’è stato un errore di comunicazione riguardo il bail-in, soprattutto nella fase preparatoria alla sua introduzione, quello che sta accendo è esagerato perché il sistema bancario italiano è solido ed è più solido di altri in Europa e le banche stanno quotando a multipli incredibili».

Per quanto riguarda le valute, va valutata l’opportunità di acquistare asset nominati in dollari:

Quali siano le motivazioni, l’indebolimento del biglietto verde offre una boccata d’ossigeno ai Paesi emergenti (fortemente indebitati nella divisa Usa) e anche alla stessa economia americana, il cui motore pareva battere in testa proprio a causa del superdollaro del 2015. Al contrario, mette seriamente a rischio la già fragile ripresa europea basata in misura non indifferente sull’export e anche il passo malfermo dell’economia giapponese, vista l’avanzata dello yen assurto a bene rifugio. Chi ha invece perso lo status di riserva di valore nelle fasi di tempesta è invece il franco svizzero, che addirittura cede terreno all’euro e che gli investitori ora evitano soprattutto per via dei tassi fortemente negativi applicati nella Confederazione.

Per quanto riguarda i bond bancari, a dispetto del panico suscitato dalla vicenda delle quattro banche risolte dal governo italiano, il rischio nel liberarsene è di perderci: «E’ la categoria più problematica anche perché coinvolge un gran numero di risparmiatori: il 46% dei 67 miliardi di euro di obbligazioni subordinate emesse dalle banche italiane è in mano alle famiglie italiane, come ha ribadito di recente la Banca d’Italia. I prezzi sotto la pari da inizio anno hanno subito forti oscillazioni, mentre i rendimenti dopo i picchi delle scorse settimane si sono attestati in alcuni casi attorno all’11% (i rendimenti salgono quando scendono i prezzi). Vendere a questi prezzi significa registrare una perdita in conto capitale».

salvare soldi borse
Gli indicatori di fiducia in Italia e in Europa (Corriere della Sera, 10 febbraio 2016)

La trappola della liquidità

Intanto però chi ha della liquidità potrebbe optare per una soluzione snella, flessibile, come quella rappresentata dai conti di deposito. Ricordiamo che nel Bail In pagano prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti e solo in terza istanza i correntisti ma solo sulle somme che non rientrano nella protezione offerta dal fondo di tutela dei depositi, ovvero quelle oltre i 100mila euro (200mila se il conto è cointestato). Anche i BtP possono essere un’alternativa per chi vuole parcheggiare la propria liquidità. Discorso diverso per i bund tedeschi:

La fuga dal rischio di queste ultime settimane ha riportato i loro prezzi alle stelle e fatto sprofondare i rendimenti in territorio negativo fino alla scadenza dei 7 anni (fino ai 5 anni sono addirittura al di sotto di 0,30%, che è il limite entro il quale avvengono gli acquisti Bce nell’ambito del quantitative easing). È chiaro che il mercato si aspetta ulteriori mosse da parte di Mario Draghi, ma è altrettanto evidente che non sarà semplice soddisfare queste attese (e la riunione di dicembre è un monito per tutti).

Infine c’è l’oro:

Da inizio anno il prezzo del lingotto è cresciuto di oltre il 16% (poco meno del 12% se calcolato in euro) e sembra quindi pronto a riconquistarsi il titolo di re dei beni rifugio. La scottatura degli ultimi anni (da quando l’oncia cioè è precipitata dall’alto degli oltre 1.800 dollari fino a poco più di 1.000) fa però ancora male a qualcuno e dubitare di questa rinascita è lecito, tanto più che il prezzo non è certo allineato al valore intrinseco del bene. C’è però chi è convinto che questa sia davvero la volta buona per vedere un rialzo sostenibile dell’oro. «Consente di ottenere protezione nel caso in cui le Banche centrali dovessero trovare difficoltà nel perseguire o addirittura fallire l’obiettivo con le loro politiche monetarie e anche se, al contrario, queste passeranno al contrattacco varando ulteriori misure espansive e ridestando a lungo termine di nuovo l’inflazione», sostiene Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Am.