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Smart working nel settore privato: le nuove linee guida su orari, permessi e luogo di lavoro

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smart working lavorare da casa 1

Le parti sociali e il governo hanno firmato oggi un protocollo per regolare lo smart working nel settore privato. Il protrarsi della pandemia ha fatto sorgere la necessità di istituire nuove linee guida per il lavoro agile, specie se a distanza: una soluzione che ha permesso a molti di poter continuare a svolgere la propria professione in sicurezza, ma che aveva sollevato diverse criticità, che il governo ha provato ad appianare.

Smart working nel privato: adesione volontaria

Il protocollo fissa il quadro di riferimento tra le parti sociali ma anche per la contrattazione collettiva nazionale, aziendale e/o territoriale stabilendo diritti e doveri dei lavoratori. Il caposaldo è l’adesione al lavoro agile su base volontaria, “subordinata alla sottoscrizione di un accordo individuale ma fermo restando il diritto di recesso”. Vale a dire che un eventuale rifiuto di svolgere il proprio lavoro in smart working non può essere causa di licenziamento o di provvedimenti disciplinari da parte dell’azienda.

Nessun vincolo di orario nello svolgimento del lavoro

Poi, la norma che distingue propriamente lo “smart working” a dal telelavoro: nessun orario preciso, ma autonomia nello svolgimento della prestazione all’interno di obiettivi prefissati e nel rispetto dell’organizzazione delle attività assegnate dal responsabile “a garanzia dell’operatività dell’azienda e dell’interconnessione tra le varie funzioni aziendali”. Non vuol dire che il lavoro non possa essere legato a fasce orarie, ma qualora così fosse, deve essere prevista ance una “fascia di disconnessione” nella quale il lavoratore non eroga la prestazione lavorativa.

Qualora i contratti collettivi lo prevedano, il lavoratore può fruire di permessi orari. Nei casi di assenze legittime per malattia, infortuni, ferie e permessi retribuiti è possibile disattivare i propri dispositivi di connessione, rendendosi di fatto irreperibili. In caso di ricezione di comunicazioni aziendali, non è obbligatorio prenderle in carico prima della prevista ripresa dell’attività lavorativa.

Dove lavorare in smart working

Quanto al luogo in cui svolgere il lavoro, è data libertà al lavoratore purché sia “in condizioni di sicurezza e riservatezza”. Sarà possibile utilizzare la propria attrezzatura, a differenza del settore pubblico che ha invece stabilito che lo smart working possa essere fatto solo con strumenti delle amministrazioni pubbliche per cui si lavora.

I nodi ancora da sciogliere

Alcuni nodi restano ancora da sciogliere. Tra questi: allo smart worker vanno concessi i buoni pasto? Oppure: i costi legati all’allestimento di un ufficio nello spazio domestico, come ad esempio la seduta ergonomica per evitare il mal di schiena, devono essere automaticamente considerati a carico del lavoratore?