Politica

Se Renzi rottama Marino

Ignazio Marino è destinato a essere la prima vittima del Renzi 1 – Renzi 2? «Se fossi in Marino non starei tranquillo», dice il premier nell’intervista a Massimo Gramellini sulla Stampa. E quando arriva attorniato da un gruppetto di deputati alla riunione del gruppo Pd della Cameram il cronista della Dire lo interpella sul caso Marino e il premier risponde col sorriso: “Mi scusi, ma stiamo parlando di cose serie”. Intanto circola tra i renziani l’ipotesi di un Election Day per le amministrative 2016 per Milano, Torino, Napoli e a questo punto anche Roma. Con un candidato preferito dal premier: quel Roberto Giachetti che già in molte occasioni ha dato prova di grande fedeltà a Renzi e attaccato in varie occasioni la minoranza del suo partito. In questo scenario, per quanto riguarda la Capitale, la funzione di ‘traghettamento’ sarebbe assegnata al prefetto di Roma Franco Gabrielli, piuttosto che a un nome che pure gira in queste ore, quello del presidente dell’anticorruzione Raffaele Cantone.
 
SE RENZI ROTTAMA MARINO
Se Renzi rottama Marino insomma il percorso sembra già segnato. L’attacco al sindaco che ha chiuso Malagrotta non sembra fare arrabbiare il Partito Democratico romano, e ci mancherebbe visto che la struttura ha fatto la guerra all’attuale sindaco fino a che Mafia Capitale non ha cominciato a decimare e colpire gli esponenti del partito. Orfini intanto getta acqua sul fuoco: Il Pd continua ad assicurare l’appoggio deciso al sindaco di Roma Ignazio Marino? “Sì”, ma “noi staremo tranquilli a Roma solo quando tutti i problemi della capitale saranno risolti”, dice il presidente del Pd e commissario per Roma commentando le dichiarazioni di Renzi. “Ho letto la battuta di Renzi come uno stimolo a fare sempre più e meglio, cosa che riusciremo a fare anche con l’aiuto del governo”, ha aggiunto il presidente del Pd.   “Renzi credo che abbia dato voce, essendo un leader che percepisce bene lo stato d’animo delle persone, ad un sentimento diffuso tra i romani che chiedono una guida onesta della città, e su questo ci siamo, ma chiedono anche molta più efficienza dal punto di vista dell’amministrazione. Non faccio l’esegesi delle dichiarazioni di Renzi ma voglio pensare che sia un incoraggiamento”, dice invece il deputato del Pd, Roberto Morassut in Transatlantico. “L’onesta’ – ha continuato – e’ una precondizione essenziale e su questo Marino non ha nulla che gli si possa rimproverare ma ci vuole anche efficienza di governo. Non dico una cosa nuova se sostengo che l’amministrazione ha manifestato elementi di insufficienza. D’altronde – ha continuato – il comune cosi’ come e’ ha collassato, chiunque fosse chiamato a gestire la capitale con questi strumenti burocratici ed amministrativi avrebbe molti problemi a dare risposte efficaci. E’ urgente una riforma di tipo costituzionale – ha concluso – che va agganciata alla riforma del Titolo V, che cambi la struttura del regionalismo, riduca il numero delle regioni e dia a Roma un’autonomia di rango regionale, rafforzando la governance del territorio. La macchina ha collassato anche per motivi che vanno al di la’ di mafia capitale”. L’opposizione invece festeggia:  – “Da Renzi avviso di sfratto a Marino. La bocciatura da parte dei cittadini è  arrivata da tempo, il Pd non lo ha mai amato ora anche il premier lo mette in guardia. Bene farebbe, l’esimio chirurgo, a fare un passo indietro prima di essere malamente spodestato dalla poltrona del Campidoglio. E se fossi in Zingaretti, non starei troppo tranquillo anche dalla parti di via Cristoforo Colombo, chissa’ che Renzi con una fava non voglia prendere due piccioni”, dice Daniele Sabatini, capogruppo Ncd della Regione Lazio.  “Già uomo solo al comando, Matteo Renzi vuol esserlo ancor di più. Prima vittima dichiarata: Ignazio Marino. E nel 2016 elezioni anche a Roma”, scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.
 
L’OSTACOLO MARINO E LA BANDA DEGLI ONESTI
Ma c’è un però in tutta questa storia. Si allontana intanto sempre più l’ipotesi commissariamento tanto più che dalle carte, come abbiamo già detto, non risulta che la cricca di Mafia Capitale fosse particolamente vicina a Marino. Nella precedente ordinanza, infatti, si metteva in rilievo che il sistema di Buzzi e Carminati vedeva come un ostacolo il neosindaco di Roma, avendo tra l’altro scommesso sull’elezione di Gianni Alemanno. In questa vecchia conversazione con Giovanni Fiscon (contenuta nella precedente ordinanza), Salvatore Buzzi, a capo della holding di cooperative che si aggiudicava gli appalti su immigrati e nomadi in Comune, spiega che con il sindaco sarà più difficile intrattenere rapporti, citando presunte difficoltà ma anche “l’area Zingaretti” (Luca, il presidente della Regione Lazio, che già aveva governato la provincia di Roma) e la possibilità che una nomina che riguarda il primo possa andare a buon fine.
mafia capitale ignazio marino
Anche nella nuova ordinanza il sindaco viene citato molte volte. E ancora una volta Marino diventa un ostacolo da aggirare o superare nelle trame di Buzzi. Si parla infatti ancora una volta di Fiscon, dirigente dell’Ama, e di Marino che, dopo l’emergenza rifiuti, aveva intenzione di rimuovere qualche dirigente dall’azienda che raccoglie la monnezza a Roma. Come si vede, da quanto si scrive nella nuova ordinanza i magistrati hanno ricostruito che all’epoca Buzzi & Co. brigarono (e vinsero) per lasciare Fiscon al suo posto.
buzzi marino 1
Anche in questa altra parte della nuova ordinanza si racconta delle mosse di Buzzi, che contatta un deputato ed altri invitando a difendere Fiscon dagli “attacchi immotivati” del sindaco:
buzzi marino 2
In più, c’è da segnalare questa intercettazione riportata dal Fatto Quotidiano che viene presentata così nel titolo:
marino buzzi 1
Ma nel testo compare un elemento in più:

“Noi comunque … ti dico una cosa … lui (Marino ndr) se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma”.

Buzzi dice che se Marino resta sindaco, l’amico che di conseguenza resterà capogruppo in consiglio comunale visto che non si va a nuove elezioni, si mangeranno Roma. Sta quindi attribuendo a sé e al suo “amico capogruppo” intenzioni temerarie, non certo a Marino. In una parola, che piaccia o non piaccia, Marino era considerato un ostacolo da Buzzi sia secondo la vecchia ordinanza che secondo la nuova. Marino oggi ha detto che non ha alcuna intenzione di rispondere a Renzi e nemmeno di dimettersi. L’unico modo di far cadere il sindaco è che il Partito Democratico gli voti contro. E qui casca l’asino. Perché, visti gli avvisi di garanzia di Mafia Capitale, la mossa suonerebbe come gli inquisiti che cacciano l’onesto. Se davvero Renzi ha intenzione di mettersi a capo della banda e portarsi dietro Orfini, espone il PD a un grandissimo rischio per le elezioni successive. E se il partito perdesse Roma nel 2016, con l’aria che tira a Milano e a Napoli, una sconfitta diventerebbe una disfatta.