La macchina del funky

Il pranzo dell'estrema destra a casa Santanché

Marco Cremonesi sul Corriere della Sera racconta del pranzo svoltosi ieri in casa Santanché tra Matteo Salvini, la leader del Front national Marine Le Pen, il fondatore del Partito per la libertà olandese Geert Wilder, i Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, e per Forza Italia l’eurodeputata Licia Ronzulli e il segretario milanese Luca Squeri. Non Silvio Berlusconi, non la responsabile lombarda Mariastella Gelmini.

Se quello apparecchiato ieri assomiglia molto al tavolo del centrodestra, magari anche europeo, è evidente che le assenze disegnano una linea di frattura che passa in Forza Italia. Se la stessa Le Pen ha chiesto notizie di un Silvio Berlusconi poco presente sulla scena, la visita degli euroscettici ha soprattutto dato nuova allure a Salvini, con il riconoscimento da parte di partner non irrilevanti: partiti che nei loro paesi prendono il 30% dei voti. Insomma, il bacino gravitazionale salviniano, con ieri, pare aumentato. Anche perché nel partito del Cavaliere si sente la mancanza del Cavaliere. Sempre di più. «Ma in sua assenza — dice qualcuno — noi dobbiamo camminare da soli». E se Salvini, leader in pectore della nuova alleanza, appare infastidito dall’atteggiamento di Berlusconi, tra gli azzurri non sono in pochi ad ascoltarlo. Ultimo motivo di irritazione sono state le dichiarazioni del Cavaliere sui possibili candidati a Roma (Bertolaso), Milano (Parisi) e Bologna (Sgarbi). Ieri mattina, il leader leghista non ha nascosto il fastidio: «Le cose di Berlusconi chiedetele a Berlusconi. Io mi chiamo Salvini». Al di là del metodo, sui nomi potrebbe essere d’accordo? «Io sono d’accordo con me stesso e i nomi non sono quelli».

Gli assenti hanno sempre torto.