Opinioni

Salvini e Di Maio «in missione» a carico nostro

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono assenteisti da record ma giustificati. Salvini ha partecipato all’1,73% delle votazioni al Senato da inizio legislatura, un tasso di assenze del 97,75%.  Di Maio è assente l’86% delle volte. Ed è perfettamente comprensibile che il ministro dell’Interno e vicepremier sia piuttosto impegnato, così come è giustificabile che il ministro dello sviluppo e del lavoro nonché vicepremier abbia molto da fare fuori dal Parlamento.

Ma il punto è che i due quando non sono in Parlamento, cioè quasi sempre, non sono formalmente «assenti», bensì «in missione», cioè impegnati in impegni istituzionali. Lo prevedono i regolamenti delle due Camere come unica deroga all’obbligo di partecipare ai lavori, con il vantaggio che in missione, sebbene non presenti, si incassa ugualmente la diaria. Ma quali missioni istituzionali impegnano i due ministri per la quasi totalità del loro tempo? Lo spiega oggi Paolo Bracalini sul Giornale:

L’analisi l’ha fatta Openpolis, confrontando i giorni in cui Salvini e Di Maio risultano in missione con la loro agenda reale, aggiornata costantemente sui social dai diretti interessati. Arrivando a concludere che in entrambi i casi «si approfitta delle missioni per nascondere assenze ingiustificate, come per esempio comizi ed eventi elettorali», essendo sia Salvini che Di Maio leader dei rispettivi movimenti e quindi impegnati nell’attività di partito, ma con diaria parlamentare e di spiegamento di mezzi ministeriali.

Un esempio è il 27 febbraio scorso, voto in Senato sul decreto Quota 100. Il senatore Salvini non era presente al voto perché «in missione». Quale? Andare a Cagliari per festeggiare il successo della Lega alle elezioni regionali appena svoltesi in Sardegna. Stessa cosa il 7 febbraio, non presente alla votazione in Senato sulla riduzione del numero di parlamentari perché in «missione»,in realtà il ministro era in Abruzzo per un evento elettorale in sostegno del candidato governatore di centrodestra.

«Così facendo il vicepresidente del consiglio ha saltato, anche se formalmente con giustificazione, 84 votazioni del senato, tra cui 8 voti finali: 5 ratifiche di trattat iinternazionali, una conversione di decreto legge,un disegno di legge costituzionale e un disegno di legge ordinario», scrive Openpolis. La stessa cosa vale per Di Maio, che comunque ha meno missioni e più assenze vere: il 5 febbraio il deputato Di Maio non è presente alla votazione sul dl Semplificazioni perché «in missione». Ovvero, è andato in Francia ad incontrare i gilet gialli.

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