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Portata in Italia Sharbat Gula, la “ragazza afghana” della foto McCurry in fuga dai Talebani

La celebre “ragazza afghana” dello scatto di Steve McCurry, oggi 49enne, ha chiesto di essere portata via dall’Afghanistan dopo la presa di potere dei Talebani

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Il nome Sharbat Gula potrebbe non evocare nessun ricordo, ma il suo volto è divenuto famosissimo grazie a Steve McCurry, che nel 1984 la fotografò in uno scatto diventato iconico e riconosciuto in tutto il mondo chiamato “la ragazza afghana”. Sharbat ora è salva e si trova a Roma, come ha annunciato Palazzo Chigi in una nota, portata via dall’Afghanistan come lei stessa aveva chiesto dopo la conquista del potere da parte dei talebani.

Ritratta giovanissima in un campo profughi di Peshawar per la copertina del National Geographic Magazine, acquisì notorietà planetaria, arrivando a simboleggiare le vicissitudini e i conflitti della fase storica che l’Afghanistan e il suo popolo stavano attraversando. Venendo incontro agli appelli di quanti nella società civile e in particolare fra le organizzazioni no profit attive hanno mantenuto un focus sull’Afghanistan dopo gli eventi dello scorso agosto, la Presidenza del Consiglio ha organizzato il suo trasferimento in Italia, facendola rientrare nel programma di evacuazione dei cittadini afghani e del piano del Governo per la loro “accoglienza e integrazione”.

All’epoca dello scatto di McCurry Sharbat Gula aveva 12 anni, un foulard rosso e gli occhi verdi che guardavano intensamente la macchina fotografica. Il soggetto della foto non era inizialmente noto, ed è stato identificato in lei solo nel 2002. Oggi ha 49 anni, è sposata da quando ne aveva 13, ha avuto tre figlie femmine (la quarta figlia morì poco dopo la nascita) e in seguito un maschio.

Cinque anni fa era stata arrestata dalla polizia pakistana con l’accusa di aver falsificato un documento d’identità, e i giudici ordinarono il suo rimpatrio in Afghanistan, dove il governo ha promesso di occuparsi dell’alloggio, dell’istruzione e della salute della sua famiglia. Programma che è stato possibile attuare fino all’arrivo dei Talebani, dopo il quale ha chiesto – e ottenuto – di lasciare il Paese.