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Sabrina Ferilli contro la legge ungherese sull'aborto: "Donne utili solo a procreare come mammiferi qualsiasi"

@Asia Buconi|

Sabrina Ferilli

Come noto, lo scorso 15 settembre in Ungheria è entrata in vigore un’assurda legge che obbliga le donne ad ascoltare il battito del feto prima di scegliere di abortire. Una misura, questa, che ben si concilia con il regime illiberale voluto dal presidente Viktor Orban, preso di mira ieri da un rapporto di condanna dell’Ue (non votato dagli europarlamentari leghisti e meloniani) che ha definito il Paese da lui guidato una “minaccia sistemica” ai valori fondanti europei. Oggi si è unita alle voci di protesta delle donne di tutto il mondo contro la legge introdotta dal governo Orban anche Sabrina Ferilli, che si è sbilanciata a tutela del diritto all’aborto sul suo profilo Instagram.

Sabrina Ferilli contro la legge ungherese sull’aborto: “Ogni giorno ci tolgono qualcosa, ogni giorno un’umiliazione in più”

Sabrina Ferilli ha detto la sua in merito alla legge ungherese che obbliga le donne ad ascoltare il battito del feto prima di abortire all’interno di alcune stories su Instagram. Nello specifico, l’attrice ha affermato: “Questo è un modo per tentare di disincentivare le interruzioni di gravidanza. La donna continua comunque ad essere l’individuo a cui sono rivolte più forzature ed umiliazioni”. Sabrina Ferilli ha poi concluso il suo duro sfogo social e ha detto:

La nostra utilità è solo nel procreare. Come un mammifero qualsiasi. Ma se decidi di prenderti in mano la tua vita, di fare scelte autonome che escono fuori dalle direttive della società, che sono ancora “ridotte” a moglie e madre.. sono ca**i. Siamo addirittura arrivati alle torture del 2000 come l’Ungheria chiede… Ogni giorno ci tolgono qualcosa, ogni giorno un’umiliazione in più, meschinamente, nel mondo e da noi. Politici femmine e maschi muti e inverni. Che orrore. Che pena.

La legge contro cui l’attrice si è espressa è il decreto del ministero dell’Interno ungherese pubblicato nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale, che stabilisce che dal 15 settembre il personale sanitario che si occupa di interruzioni volontarie di gravidanza dovrà far ascoltare alle pazienti che vogliono abortire il battito del cuore del feto e, qualora questo non fosse possibile, mostrare loro una prova delle funzioni vitali che sia “chiaramente riconoscibile”. Senza il documento rilasciato dal personale sanitario in questa fase, infatti, non si potrà accedere all’interruzione di gravidanza.