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La guerra dietro il quesito su Rousseau per Draghi

Non si direbbe, visti gli errori di punteggiatura, ma il quesito con cui gli iscritti alla piattaforma Rousseau dovranno decidere se il Movimento 5 Stelle dirà sì al governo Draghi ha avuto un travaglio lungo e doloroso prima di venire alla luce. Praticamente una guerra

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Non si direbbe, visti gli errori di punteggiatura, ma il quesito con cui gli iscritti alla piattaforma Rousseau dovranno decidere se il Movimento 5 Stelle dirà sì al governo Draghi ha avuto un travaglio lungo e doloroso prima di venire alla luce. Praticamente una guerra. Ecco cosa è successo.

La guerra dietro il quesito su Rousseau per Draghi

La consultazione su Rousseau è stata prima congelata da Grillo, poi ufficialmente sospesa ieri mattina poco prima della convocazione prevista per le 13. Ieri sera poi l’ennesimo dietrofront: oggi dalle 10 alle 18 si potrà votare rispondendo al quesito “Sei d’accordo che il Movimento sostenga in governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?” Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti, e proprio sulla formulazione della domanda c’è stata maretta. Lo racconta Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che spiega che la prima stesura del quesito  avrebbe portato a una lite tra Davide Casaleggio e i dirigenti del Movimento 5 stelle che lo avrebbero ritenuto una trappola. La domanda sarebbe stata posta in modo da favorire l’astensione e spingere a dire no. Per questo motivo Grillo ha bloccato tutto l’altroieri, aiutato da Di Maio, che non a caso ieri su Facebook ha endorsato il sì, e da Roberto Fico:

Permettere che tra le risposte ci fosse l’astensione, rischiava di mandare tutto a monte, dando forza ai parlamentari ancora riottosi su cui soffia da fuori il vento delle parole di Alessandro Di Battista. «Beppe ha visto tutto, possiamo andare», aveva detto Casaleggio martedì. Ma Grillo, nega, esplode, per un attimo c’è il rischio che mandi davvero tutto all’aria, stanco di un rito che è diventato motivo di scontro, sospetti, veleni. «Un pasticcio voluto», così viene definita la mossa del manager da chi ha contribuito a fermarla. Eppure.

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Ieri sera al contrario sono stati proprio i fautori del no a lamentarsi dell’impostazione del voto su Rousseau, a loro dire posto in maniera manipolatoria, come spiega il deputato M5S Pino Cabras su Facebook, arrivando anche a sostenere che la definizione del “superministero” della Transizione Ecologica non è altro che una supercazzola:

Sia nelle ricerche di mercato sia nelle formulazioni di un quesito per un referendum, la regola aurea è quella di non fare una domanda tendenziosa, cioè una domanda che suggerisca in modo manipolatorio la risposta. Chi ha formulato il quesito finalizzato a ottenere l’approvazione preventiva degli iscritti del M5S verso un governo guidato dall’ex presidente della BCE è andato oltre ogni domanda manipolatoria, oltre ogni equilibrio, ogni opportuna neutralità, fino a manomettere l’espressione normale del voto. Dopo tanti “mai con”, “paletti invalicabili”, “temi imprescindibili”, tutti abbandonati dopo poche ore, l’unica condizione posta per il sostegno a un governo Draghi da parte dei vertici del M5S (il più ampio gruppo in Parlamento) è che si crei il “ministero della Transizione ecologica”. Nel quesito diventa pomposamente “super-Ministero”, pericolosamente simile a supercazzola
Il post di Cabras, titolato “Un voto al buio” è stato firmato da altri 12 parlamentari del Movimento 5 Stelle: Crucioli, Granato, Colletti, Lannutti, Angrisani, Abate, Maniero, Volpi, Giuliodori, Costanzo, Corrado, Vallascas. Anche il Fatto racconta il Vietnam dietro al parto del quesito su Rousseau. “Casaleggio ci ha fatto impazzire” è il virgolettato attribuito ai 5 Stelle che hanno dovuto lottare per evitare la catastrofe di un possibile no a Draghi:
Niente opzione del no sulla piattaforma, pure prevista nella prima bozza. E soprattutto niente astensione, invocata dai “ribelli ” del Senato capeggiati da Barbara Lezzi e sostenuta anche da Alessandro Di Battista. Ieri Davide Casaleggio, il patron della piattaforma, ha provato fino all ’ultimo a inserirla nel quesito. Ma il reggente Vito Crimi e Beppe Grillo hanno fatto muro, in un corpo a corpo durato ore. Per questo il voto, già rinviato rispetto alla prima convocazione (le 13 di ieri), è slittato ancora, a questa mattina. “Casaleggio ci ha fatto impazzire, insistendo su problemi burocratici e tecnici ” sibilano dal M5S, dove da tempo è considerato un avversario.
Proprio il Fatto però in prima pagina oggi pubblica un quesito ombra, che sembra in antitesi con le manovre di Grillo e Di Maio per convincere gli iscritti a Rousseau che quella del ministero della Transizione Ecologica sia una grande conquista, sufficiente per appoggiare l’ingresso del M5S nell’esecutivo dell’ex capo della BCE:
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La guerra non è finita. Ma manca poco tempo, alle 18 si decide. E i 5 Stelle in ogni caso ne usciranno con le ossa rotte.