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Rimini e Ravenna, grosso guaio a 5 Stelle

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È ancora l’Emilia Romagna il problema del MoVimento 5 Stelle. Lì dove il grillismo era nato e cresciuto e aveva ottenuto i suoi primi eletti, e lì dove era nato il dissenso che aveva portato prima all’espulsione di Valentino Tavolazzi e poi ai vari casi Salsi, Favia e Pirini. Proprio lì fa più rumore oggi la rinuncia a correre alle elezioni amministrative di Rimini e Ravenna. E dopo la notizia le recriminazioni e le guerre sotterranee interne al MoVimento 5 Stelle sono esplose. Anche perché nessuno dello staff ha comunicato le motivazioni delle decisioni prese, così come a Salerno, Latina e Caserta.

Rimini e Ravenna, grosso guaio a 5 Stelle

Il caso più deflagrante è quello di Rimini. Qui l’unico a parlare è l’eletto all’Europarlamento Marco Affronte, che sul suo profilo Facebook (ma non sulla pagina fan) va all’attacco del sistema di scelta dei candidati a 5 Stelle dicendo che il metodo di presentare una lista “di riciclati” servirà a disinnescare i grillini dove rischiano di vincere o di andare al ballottaggio. Qui siamo ai limiti della teoria del complotto: tutti i problemi di Rimini e Ravenna sono nati dai dissensi di iscritti certificati ed eletti, per dare battaglia nel modo immaginato da Affronte un “infiltrato” dovrebbe partecipare per anni ai meetup, farsi eleggere e poi mettere in atto il suo piano diabolico. Francamente, è difficile immaginarlo. D’altro canto Affronte critica anche il metodo della questione:

La notizia della decisione è arrivata in maniera anonima, stringata, senza nessuna comunicazione diretta e preventiva. Due righe di blog e chiusa lì. Ma da quest’altra parte del blog ci sono delle persone. Degli attivisti che per cinque anni hanno speso ore e ore di impegno e energie. A loro una motivazione andava e va data. Bastava una telefonata al nostro capogruppo in Comune. Una telefonata. In due mesi, niente. E niente neppure prima di pubblicare quel post. Tutti gli attivisti e tutti gli eletti ogni ora di ogni giorno del loro impegno ci mettono la faccia, sempre, in prima persona. E’ ora che lo “staff”, qualunque cosa esso sia, faccia lo stesso. Vogliamo vedere le vostre facce, sapere i vostri nomi. Giochiamo ad armi pari. Fate questo o il Movimento morirà di microcefalia. Un corpo da adulto con su una testa da bambino.

E visto che Affronte parla di “testa” del MoVimento troppo “piccola” è facile comprendere con chi ce l’abbia nella non troppo variegata geografia del potere a 5 Stelle. Chiedere poi “facce e nomi” allo staff somiglia molto alle critiche dei reprobi e dei fuoriusciti tra gli eletti come Tavolazzi, Favia e Salsi. A Rimini un candidato era stato scelto e votato – l’avvocato Davide Grassi – mentre l’ex moglie di Grillo, Sonia Toni, si era messa di traverso e aveva più o meno fornito la disponibilità a una candidatura che era vista come il fumo negli occhi dagli attivisti storici.  Il tutto è accaduto mentre due poliziotti, per i quali il questore ha chiesto il trasferimento, avevano fatto attività politica per il M5S sempre puntando a una candidatura. E mentre sulla pagina fan viene sospesa l’assemblea degli iscritti finché non si conosceranno le motivazioni alla base della decisione di Grillo e Casaleggio, sul gruppo Grilli Pensanti di Rimini si litiga tra chi accusa di tentato pilotaggio delle candidature e chi vorrebbe che «i 3 esponenti eletti al Parlamento Italiano, Parlamento Europeo e Consiglio Regionale Emilia Romagna, dovrebbero chiedere a gran voce una 3 giorni di raccolta candidature con successiva votazione online (come è stato fatto a Napoli) minacciando in caso contrario le dimissioni». In Italia però il problema del dare le dimissioni è che a volte le accettano. E da lì a perdere quindi ogni tipo di possibilità di continuare o avere una nuova carriera politica nei grillini è un attimo. Ma in zona l’argomento preferito è l’ex moglie di Grillo, che molti immaginano al telefono con l’ex marito per influenzare la scelta della candidatura:
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«Purtroppo, i vertici del Movimento 5 Stelle invece di legittimare quel gruppo storico di Rimini, lo hanno calpestato ripetutamente», accusa invece Grassi. Carla Franchini, l’unica consigliera comunale di Rimini presente dal 2011 e sostenitrice della Toni, invece attacca proprio il gruppo che aveva condotto Grassi alla candidatura: “Grillo e Casaleggio non sono sprovveduti – dice ai microfoni di Radio Icaro e Icaro Tv – ed è impossibile pensare che siano stati superficiali. Se sono arrivati a prendere la decisione di non concedere la certificazione è perché erano ben consapevoli della situazione riminese. La volontà dei vertici è chiara: si ricomincia da capo ma con massima apertura e correttezza”.

Emilia Romagna: la terra dei ribelli 

Anche a Ravenna la mancata certificazione ha causato rabbia. Poche ore dopo l’annuncio sul blog Francesca Santarella (una delle due candidate a sindaco) si è dimessa da consigliera comunale. Santarella, in polemica con il meetup ravennate, lo scorso gennaio aveva presentato una lista alternativa. “La lista – spiega la ormai ex consigliera comunale – inviata secondo i dettami previsti dal Movimento 5 Stelle, è stata presentata nella speranza che anche a Ravenna potessero continuare ad essere perseguiti i principi di onestà, tutela dell’interesse pubblico, impegno, rigorosa coerenza, studio e proposte concrete con cui ho sempre cercato di onorare il mio incarico nelle istituzioni. Preso atto del giudizio, l’osservanza di questi stessi principi mi impone ora di rimettere il mandato”. A Ravenna però il M5S aveva votato e scelto un’altra candidata: quella Michela Guerra che poi era stata oggetto di dossieraggio presso lo staff con accuse discutibili di conflitto d’interesse. E oggi, mentre la pagina Facebook è silente dal giorno prima dell’annuncio, sul gruppo e nei profili dei consiglieri il dibattito è ancora aperto. Pietro Vandini, consigliere e sostenitore della Guerra, dice qualcosa di inedito:

Quello che è successo a Ravenna è la conseguenza di rapporti che se non li si sono vissuti direttamente, non li si possono conoscere. Quello che alcuni stanno facendo è un po’ come giudicare marito e moglie che si separano solo dopo che si sono sentite le urla da fuori casa. Qui non stiamo parlando di idee politiche, stiamo parlando di rapporti tra persone che per essere conosciuti devono essere vissuti. Essere vissuti non significa averne preso parte una volta o un paio di mesi in 7 anni, troppo facile.
Se tutti questi grandi strateghi fossero stati tali, avrebbero risolto tutti i problemi e avrebbero reso questo progetto una “una bomba”. E invece?
Invece, come sempre, tutti quelli che saprebbero salvare il mondo sono al bar.
ps: poi arriverà il turno degli sciacalli e dei codardi che in questi giorni e in questi mesi hanno mostrato essere davvero chi sono. Tranquilli che di cose ne verranno raccontate tante.

Qui però i militanti non se la prendono (pubblicamente) con Grillo e Casaleggio: a farlo ci pensano quelli che sono già fuoriusciti. «Sono uscito dal Movimento il 7 febbraio del 2015 (sto ancora aspettando la diffida dei Grilleggio) dopo mesi di sofferta routine politico/diffamante…ero sicuro che non avreste ricevuto la Certificazione perché la tua lista ha un grande difetto: l’hai creata te che sei inviso ai “capi bastone” del Territorio…gli stessi che in quell’estate di due anni fa a Marina di Ravenna decretarono la tua fine politica nel Movimento …con affetto», dice Daniele a Vandini. Che sul suo profilo Facebook pubblica anche questo leak che si riferisce alla Santarella, ormai dimessasi da consigliera:
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Microcefalia, ipotesi di complotto, vecchie ruggini degli ex che tornano di moda e decisioni dello staff contestate: se l’Emilia Romagna torna a ribollire prima o poi Grillo e Casaleggio dovranno intervenire di nuovo per riportare l’ordine e spiegare la logica delle loro decisioni. Oltre che fare da paciere tra le parti in lotta, come non hanno mai fatto. Oppure espellere, come già è successo.
 
Foto copertina da qui