Opinioni

Renzi contro Marino e i presunti complotti

Quando vedo certi addii scenografici mi rendo conto di quanto possa essere falsa la politica. Chi fallisce la prova dell’amministrazione si rifugia nella cerimonia di addio, vibrante denuncia di un presunto complotto, con tono finto nobile e vero patetico. Non mi riferisco solo a Marino, certo. Mi riferisco a quelli che cercano di far credere ai media che sono vittime di congiure di palazzo”. Lo dice il premier Matteo Renzi nella conversazione con Bruno Vespa che sara’ pubblicata nel libro “Donne d’Italia” in uscita da Mondadori Rai Eri giovedi’ 5 novembre. “Quando uno se ne va dovrebbe spiegare cosa ha fatto, quali risultati ha ottenuto, perché ha perso la maggioranza – aggiunge Renzi -. I politici si dividono in capaci e incapaci. Non c’e’ disonesta’ intellettuale piu’ grande di chi inventa congiure di palazzo per nascondere i propri fallimenti. Se la maggioranza dei tuoi consiglieri ti manda a casa, non si chiama congiura: e’ la democrazia, bellezza”.
poteri forti matteo renzi
Tutto giusto, tutto vero, ci piace questo Renzi anticomplottista. Però vale la pena domandarsi se sia lo stesso Matteo Renzi che in un’intervista a Repubblica qualche tempo fa al limite del patologico rilasciata a Claudio Tito cominciava a parlare a suocera affinché nuora intendesse, senza fare nomi: «Negli ultimi giorni si sono schierati contro il governo direttori di giornali, imprenditori, banchieri, prelati. Ai più è apparso come un attacco studiato. Io sono così beatamente ingenuo che preferisco credere alle coincidenze». «I poteri forti o presunti tali sono quelli che in questi vent’anni hanno assistito silenziosi o complici alla perdita di competitività dell’Italia. Ora vogliono chiedermi in sei mesi quello che loro non hanno fatto in vent’anni? Legittimo, ma io governo senza di loro. Non contro di loro: semplicemente senza di loro. Senza omaggiarli, senza consultarli. Sono una persona senza padroni, senza padrini. Questo per loro è la mia debolezza. Questa invece è la mia salvezza». Insomma, i complotti all’epoca al presidente del Consiglio piacevano, forse perché dovevano giustificare sue défaillances oppure rispondere a critiche come quella di De Bortoli. Adesso però si vede che non vanno più di moda.