La macchina del funky

Referendum e sondaggi che sbagliano

La Stampa oggi pubblica un giro di opinioni tra i sondaggisti italiani dopo che la categoria è stata abbastanza frustrata in questi tempi sia all’estero, con il voto della Brexit e su Trump, che in Italia, come alle ultime elezioni europee quando sovrastimarono il risultato del MoVimento 5 Stelle e sottostimarono quello del Partito Democratico.

«Nessuna paura, l’America non c’entra nulla con l’Italia», argomenta Antonio Noto direttore di Ipr Marketing. «È come chiedere a un chirurgo se ha paura di entrare in sala operatoria. Per favore, non aumentiamo la sfiga. L’unico dato certo – sorride è che tutti fanno il tifo contro di noi». A pesare sulla consultazione referendaria saranno gli indecisi, quella categoria che è sempre difficile conteggiare. A questi si aggiungeranno gli elettori che, secondo Noto, cambiano opinione nel cammino che va da casa alla cabina elettorale: «Un 4 percento – annota – che forma il suo giudizio a ridosso dell’apertura dei seggi».
Chi non nasconde perplessità e preoccupazioni è Roberto Weber presidente dell’Istituto Ixè: «Gli errori sono una componente del nostro mestiere che ho sempre temuto. Ci possono essere delle sorprese, provenienti soprattutto dal sud, dove questa volta si potrebbe registrare una affluenza mai vista. Comunque se dovessi scommettere dei soldi li punterei sul Si». Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, non ci sta però a finire sotto processo: «Paura di cosa? Faccio un lavoro normale, non ho la palla di cristallo, devo semplicemente raccontare come stanno evolvendo le cose».

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Tutti gli altri sondaggisti sono convinti che il risultato ormai sia acquisito:

Al contrario Maurizio Pessato, presidente di Swg, si sbottona: «Certo, quello che diciamo non è il giudizio di Dio, ma allo stesso tempo penso che non sbaglieremo. Abbiamo registrato una certa distribuzione. C’è solo una possibilità su cinque che possa andare in maniera diversa da come diciamo». La paura risiede nella testa di Paolo Natale, docente universitario e consulente per Ipsos: «In questa fase una fetta di elettorato ha paura di dichiarare opinioni osteggiate dal pensiero comune. C’è un episodio che le vorrei raccontare che rappresenta quello che sta succedendo in questa fase». Quale? «Nell’ultima indagine abbiamo chiesto agli elettori del campione se fossero andati a votare al referendum sulle trivelle. Il risultato è stato che il 60% era stato a votare, praticamente il doppio dei votanti reali. Dunque non si conoscerà mai cosa la gente ha in mente».

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Referendum, quando i sondaggi sbagliano (La Stampa, 4 dicembre 2016)

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