Opinioni

Il referendum sui sanpietrini a Roma

I sanpietrini a Roma hanno i secoli contati. Ieri Virginia Raggi ha twittato sui sanpietrini “simbolo delle strade del centro di Roma, parte integrante di un patrimonio unico al mondo”, che però l’amministrazione ha in programma di rimuovere dalle vie ad alta percorrenza a causa dei costi di manutenzione troppo elevati:

L’idea è quella di avviare una consultazione tra i romani — come quella sull’eliminazione dei pini che con le loro radici minano la sicurezza delle più importanti arterie della viabilità capitolina — attraverso il nuovo portale del Comune. Tra le ipotesi, una volta avviato un dibattito pubblico sul tema, c’è anche quella di un referendum online. Una data, però, ancora non c’è.

referendum sampietrini

Anche perché l’operazione, al pari del barcollante “Piano Marshall” delle buche, non è di semplice realizzazione. Il Campidoglio, che ha scritto alla Sovrintendenza per avere un parere, deve fare i conti con i numeri. Roma è di fatto lastricata di sampietrini: stando ai primi rilievi del Simu sulla grande viabilità e sulle strade di competenza dei municipi, il dipartimento dei Lavori pubblici, ce ne sono per un milione e mezzo di metri quadrati.

Sostituirli con una gettata d’asfalto garantirebbe un gradito risparmio: un metro quadrato di sampietrini costa circa 210 euro, il bitume ne costa appena 50. Ma proprio per questo non si capisce perché la Giunta, come nel caso degli alberi da abbattere, non si assuma in prima persona l’onere della decisione politica (per questo di solito vengono eletti sindaci e consiglieri) ma si rifugi dietro una consultazione popolare che potrebbe dare anche risultati negativi. O forse si capisce benissimo: prendersi l’onere di una decisione che in seguito potrebbe rivelarsi impopolare non è roba da M5S. Né a Roma né al governo.

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