Cultura e scienze

Ranieri Guerra dell’OMS dice che OMS sbaglia sui due tamponi

Le ultime decisioni sui tamponi? «Sono raccomandazioni che sta ai governi applicare o no con provvedimenti specifici. Non sono vincolanti, non c’è obbligo. Anche l’Italia farà una valutazione e deciderà come utilizzarle»

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Ieri vi abbiamo raccontato che l’OMS ha cambiato le linee guida sul tampone decidendo che non c’è bisogno di un doppio test negativo per essere dichiarati guariti, ma bastano tre giorni senza sintomi. Indipendentemente dalla severità dell’infezione non è più richiesto il doppio tampone negativo per certificare la fine della malattia. Oggi Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’OMS, al Corriere della Sera dice che è meglio fare due tamponi:

Che valore hanno le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sui tamponi?
«Sono raccomandazioni che sta ai governi applicare o no con provvedimenti specifici. Non sono vincolanti, non c’è obbligo — precisa Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms e membro del Comitato tecnico-scientifico —. Anche l’Italia farà una valutazione e deciderà come utilizzarle. Se opterà per il mantenimento del doppio tampone negativo, come unico criterio necessario per interrompere l’isolamento di un paziente, avrà scelto la strada della prudenza».

Continuare con l’uso del doppio test negativo come criterio per il rilascio dei pazienti è più prudente?
«L’uso del doppio tampone è la regola d’oro perché esclude ogni rischio. Affidarsi al solo criterio clinico, vale a dire basarsi sulla mancanza di sintomi per un certo numero di giorni (10 per gli  asintomatici a partire dall’accertamento della positività, 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi più almeno 3 senza sintomi per chi si ammala, ndr) comporta rischi bassi che però non si possono escludere, tanto che le linee guida parlano di “improbabilità”. È su questo che i singoli governi devono riflettere».

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Coronavirus: i numeri del 21 giugno 2020 (Corriere della Sera, 22 giugno 2020)

Che cosa cambia allora sul piano pratico?
«Viene indicata un’alternativa. I Paesi con risorse limitate e che dunque non possono garantire un secondo tampone, a causa dell’insufficienza di strumenti e personale medico, potranno utilizzare il solo criterio clinico per accertare che una persona non è più infetta o è minimamente infetta. Non parliamo di guarigione. Penso agli Stati africani, all’India, al Brasile che non hanno sistemi sanitari abbastanza capaci».

Cosa dovrebbe fare secondo lei l’Italia?
«È un Paese che i doppi tamponi può permetterseli e riesce a farli».

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