Cultura e scienze

RAI, la nomina di Marcello Foa in mano a Forza Italia

marcello foa

Il giorno dopo l’annuncio di Marcello Foa presidente della Rai è quello dei segnali di guerra. Tra i ritratti più interessanti dell’ex inviato del Giornale poi passato a fare l’amministratore delegato del Corriere del Ticino e oggi approdato sulla poltrona di garanzia di viale Mazzini ci sono le poche righe che gli dedica un collega citato dalla Stampa:

«Da un giorno all’altro, non l’ho più riconosciuto: era diventato un sovranista putiniano fatto e finito», racconta una collega italiana. «Ci crede davvero o ha fiutato che il vento soffiava in quella direzione? Non lo so. Di certo, l’ha capito prima di altri», chiosa un collega svizzero.

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Marcello Foa, sovranista putiniano alla RAI

E in effetti la storia professionale di Marcello Foa dimostra di essere “erede di quella tradizione di giornalismo indipendente e conservatore che oggi difficilmente si riconoscerebbe nei sovranisti, ma anche assiduo frequentatore dei convegni dell’associazione di Alberto Bagnai, a/Simmetrie, di cui ora è vicepresidente, incubatore culturale di quel movimento anti-euro che poi la Lega ha assorbito”, come scrive Stefano Feltri oggi sul Fatto. Che poi ricorda un suo attacco a Report di qualche tempo fa:

Chissà che presidente sarà in Rai. Nel suo blog Foa se n’è occupato di rado. A novembre 2017 se la prende per esempio con Repor t di Sigfrido Ranucci, per un twe et di lancio della puntata: “Affermare che la soluzione ai mali italiani è la costituzione degli Stati Uniti d’Europa, non ha nulla dell’inchiesta, è opinione; e forte, molto forte. Che sia pane per un quotidiano come Repubblica o il Fatto Quotidiano, ci sta. Che lo facciate voi è in accettabile”. Ora potrà discuterne con Ranucci e con gli altri giornalisti Rai dalla poltrona della presidenza.

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Marcello Foa attualmente è in vacanza in Grecia con moglie figli ma certo rientrerà in Italia prima di mercoledì primo agosto quando la commissione di vigilanza Rai, se ci saranno i 27 voti necessari su 40, lo autorizzerà a salire nell’ufficio presidenziale del settimo piano di viale Mazzini. La differenza la faranno i 7 consiglieri di Forza Italia tra i quali c’è anche il portavoce dei parlamentari azzurri, Giorgio Mulè, che ha lavorato per anni con Foa al Giornale: «Dicono che Forza Italia non mi voterà? Non so niente, sono completamente fuori da queste dinamiche. Ho sempre fatto gli Esteri, non mi sono mai occupato di politica italiana».

Il senso di Foa per i vaccini

Foa finisce oggi anche nel mirino di Roberto Burioni per le sue parole sui vaccini, per una serie di dichiarazioni rilasciate per il video “MANIPOLAZIONE INFORMAZIONE SANITARIA MARCELLO FOA” del canale Crescere Informandosi:

Il neo-presidente della RAI, Marcello Foa, in questa intervista inanella – parlando di vaccini – una serie di menzogne inqualificabili. In Svizzera la gente non si vaccina ma sta ugualmente bene, il morbillo è una sciocchezza, dodici vaccini sono troppi (gliel’ha detto un suo amico), fanno venire le allergie, provocano uno shock, danneggiano l’equilibrio del sistema immunitario. Insomma il repertorio solito dei cavernicoli antivaccinisti, che hanno fatto dell’ignoranza e dell’egoismo la loro regola di vita.

Dopo avere sparato questa serie incredibile di falsità, dice che in molti stati la gente si vaccina spontaneamente. Certo, lo fa perché è informata correttamente.

Se questo signore si crede di potere fare disinformazione mortale con i soldi del nostro canone, magari affidando la comunicazione su questi temi delicatissimi ai cialtroni che gli hanno detto queste baggianate (alle quali lui, giornalista, ha avuto la colpa di credere, visto che le fonti dovrebbe saperle distinguere), si sbaglia.

La nomina in mano a Forza Italia

Ma proprio il fatto che le dichiarazioni di Mulé (“Giudicheremo dai fatti”) siano piuttosto morbide fa pensare che l’accordo con Forza Italia sul nome di Foa sia arrivato prima dell’annuncio di ieri. Proprio per questo non ci saranno molti problemi prima di vedere il primo sovranista alla presidenza della RAI. Fratelli d’Italia invece fa sapere di non essere stata coinvolta nella nomina, a dimostrazione del fatto che ormai il partito della Meloni è sempre più staccato dalla Lega, che ha individuato come il suo primo e più importante concorrente sul mercato dei voti.

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Intanto i gialloverdi sfogliano la margherita delle altre nomine. Repubblica scrive che in ballo per il TG1 c’è Gennaro Sangiuliano, giornalista e saggista (è autore, tra le altre, delle biografie di Putin e di Trump), 56 anni, vicedirettore dal 2009. Dal 1996 al 2001 ha diretto il quotidiano Roma, nel 2002 è stato vice di Vittorio Feltri a Libero. Entrato in Rai nel 2003 con Augusto Minzolini, è stato inviato su diversi fronti di guerra. Un altro nome in corsa è Alberto Matano: giornalista e uno dei volti noti del Tg 1 delle 20, 45 anni, conduce anche su RaiTre la trasmissione «Sono innocente». Amico di Vincenzo Spadafora, il sottosegretario M5S alla presidenza del Consiglio molto vicino a Luigi Di Maio, è considerato tra gli emergenti della nuova Rai. In pole pure Mario Giordano, giornalista e autore di diversi saggi di successo, 52 anni, è stato direttore di Studio Aperto dal 2004 al 2007 e del Tg4 dal 2014 al 2018. In passato ha anche guidato II Giornale. Tra le possibili sorprese c’è Alessandro Giuli, giornalista con studi filosofici alle spalle, 42 anni, che ha iniziato la carriera professionale al Foglio di Giuliano Ferrara nel 2004 come redattore politico. Nel 2008 è diventato vicedirettore mentre dal febbraio 2015 al gennaio 2017 è stato condirettore.

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