Opinioni

The Italian Lockdown – Cronache da un Paese in Quarantena: 32. Notizie dal fronte. Nuove opportunità

Nuovi annunci da Palazzo Chigi. Una mail dal fronte. Un’amica veramente cara. Madre in versione Trump. La vita è musica.

Lunedì, 27 aprile 2020.

L’uomo dal lungo naso, che per ignote ragioni risiede a Palazzo Chigi, come ama definirlo mio fratello, è ricomparso ieri sera in tv, verso le otto e mezzo di sera. E’ partito bene, poi man mano si è un po’ perso.

giuseppe conte

Si vede che il discorso non glielo hanno scritto al meglio, dice Luciano.

Io ho capito solo che il 4 maggio scatta la fase due, ma ancora di riaprire i pub non se ne parla e quindi per me non cambia proprio nulla. Così, mi è salito lo sconforto e sono andata a letto senza nemmeno curarmi di sparecchiare.

Mi sveglio verso le quattro del mattino e trovo una nuova mail di Alberto. Inviata un’ora prima. Anche lui, mi sa che dorme poco e male.

Questa te la devo raccontare, dice il titolo del messaggio.

Nella struttura che ospita i pazienti infetti da Covid, ormai, l’età si è abbassata. Gli anziani, spesso, non ce l’hanno fatta e la maggior parte di quelli che restano è abbastanza giovane. Diciamo tra i 40 e i 50 anni.

Alcuni, ce ne siamo accorti, hanno preso a fare comunella, pur rispettando le distanze, nell’unico luogo dove possono avvicinarsi un minimo tra loro, nello stanzone dove c’è la macchinetta del caffè e tutto il necessario per fare colazione.

Il resto del tempo, invece, lo passano da soli. Anche i pasti, li devono consumare nelle proprie camere.

Vivono come color che son sospesi. Stanno discretamente bene ormai, hanno superato la fase delle terapie, ma sono in attesa del secondo tampone, quello necessario a permettere di lasciare la struttura.

Tra tutti, spicca Giovanni, che le infermiere hanno soprannominato Bello e Impossibile, come la canzone della Nannini.

Riscuote un discreto successo perché, oltre agli occhi neri e quella bocca da baciare, ha sempre una parola di incoraggiamento, di speranza, una battuta, uno scherzo, verso tutti quelli che sono rinchiusi lì con lui.

Qualche giorno fa, è stato davvero bravissimo nel dare conforto a Lucia, che ormai pensava di poter uscire e riabbracciare i suoi cari, ma il secondo tampone ha dato nuovamente esito positivo. Una brutta botta, per lei, che ormai è dentro da parecchio e non ce la fa davvero più. Non vede i suoi bambini da tanto, troppo tempo. E nemmeno i parenti sono ammessi all’interno della struttura.

Poi, ieri, è arrivato il secondo tampone anche per Giovanni. Pure lui, nuovamente positivo. Quando lo sono venuto a sapere, mi sarei aspettato di trovarlo abbattuto e invece no. Tutto il contrario. Ha preso a dire che così ha voluto il destino e in questo modo potrà stare vicino a Laura, tanto avvilita in questi ultimi giorni.

Furbacchione. In realtà, ci siamo accorti tutti che ha messo gli occhi su Giulia, single, mediamente isterica, che ogni volta fa storie col cibo, ma è obiettivamente una gran bella ragazza.

Tra le infermiere ormai, sono nate due fazioni. Tra chi parteggia per Laura, separata con figli a carico, e Giulia. Chi la spunterà, alla fine?

In tutto questo, ieri, Laura ha guadagnato parecchi punti, visto che ha stappato una bottiglia di prosecco che teneva nascosta in armadio, e ha festeggiato con Giovanni.

Mai mi sarei aspettato di scoprire che una positività al corona virus potesse essere celebrata in sto modo! Mal comune, mezzo gaudio, è la prima spiegazione che mi riesco a dare. Ma non basta.

Esiste davvero un’umanità insopprimibile, tra le persone, che esce fuori nel modo migliore, proprio in momenti come questi. Peccato che non si riesca mai a vivere così, assieme, mettendo da parte gli egoismi, il proprio particolare, in un abbraccio che ci unisce tutti.

Tuo, Alberto.

L’ingresso della Piccola Lourdes di Brandizzo

Mi balza il cuore in gola, nel leggere quell’ultima riga. Alberto è mio. Definitivamente. Come se mi avesse offerto in ginocchio l’anello di fidanzamento.

Che poi, se lo facesse veramente, mica mi dispiacerebbe… E non trattengo un sorriso nel pensare che, fino a pochi mesi fa, avrei riso di una scena del genere e avrei considerato come un imbecille, chiunque si fosse azzardato a fare un gesto simile.

Viene da chiedersi quanto siamo cambiati, nel giro di queste settimane, e se sto virus ci ha reso migliori. Vorrei crederci, ma penso anche che quando questa pandemia sarà alle spalle, torneremo tutti come prima.

Esco alle otto di mattina a fare la spesa e, quando torno a casa, incrocio Stefania nell’ingresso del palazzo dove abitiamo. E’ da un po’ che non ci vediamo, da quando hanno chiuso il parco e non possiamo più andare a fare una corsetta assieme. Ci diciamo che dal 4 maggio si riparte, almeno con questo.

Lei decisamente di più. E’ tutta felice perché l’azienda per cui lavora, a Shenzhen, ha riaperto i battenti già da un po’ ed è per questo che non ci siamo più viste, nemmeno per scambiare due chiacchiere davanti al portone. Passa tutto il tempo al computer per ideare la prossima collezione, dare le linee guida per quel che riguarda i colori, i tessuti, ed è un gran casino farlo a distanza, in conference call, attraverso un’interprete cinese.

“Quando usciranno i prototipi, voglio proprio vedere che succede!” dice scuotendo la testa.

D’altronde, è così che dovrà abituarsi a lavorare perché, ovviamente, di volare in Cina non se ne parla, chissà fino a quando.

Eppure, per quanto sia un casino, si vede che è eccitata. Le piace il suo lavoro. Io, con le buste della spesa in mano, reduce dall’ultima corvée al supermercato, in tuta da ginnastica, devo avere le spalle fin troppo curve, come una mula piegata dalla fatica di giornate troppo vuote e sempre uguali.

E Stefania se ne accorge. Sa che il mio pub chissà quando potrà mai riaprire, già ne avevamo parlato, gli spazi sono troppo angusti, non ho nessuna prospettiva davanti a me, salvo Alberto, e tutto questo, evidentemente, mi si legge in faccia.

fase due coronavirus gedankenexperiment

“Senti un po’, pensavo a una cosa…” dice, sorridendomi. “Tu ti sei sempre vestita in modo parecchio alternativo, ma con un certo stile. Non è che mi fai dare un’occhiata al tuo guardaroba?”
“Cioè?”
“Si, insomma, vorrei vedere un po’ dei vestiti che hai, capire quali combinazioni escogitare, un certo pantalone da abbinare a un top, cose così, capisci?”
“Sei sicura?”
“Certo. E poi guarda, se funziona, meriti un compenso, eh? Mica ti voglio rubare nulla.”

L’idea mi attizza. Anche solo per passare la giornata in modo diverso. Certo, c’è il problema della distanza da mantenere, soprattutto con mia madre, che quando le dico che fra poco Stefania verrà in casa, che dobbiamo “lavorare” assieme, alza gli occhi al cielo.

“Tu vuoi la mia morte!” esclama. “Mi porti in casa la Cinese!” si lamenta. Ma non fa troppe storie e fila a chiudersi in camera sua.

Dopo pranzo, ecco che con Stefania prendiamo a rovistare nell’armadio e devo dire che lei è davvero brava nell’indovinare combinazioni inedite.
“Ma dov’è che la pescavi, sta roba?”
“Di solito, nei mercatini di Camden Town.”
“Molto Shabby Chic, con qualcosa di Gothic e di New Romantic. Mi piace. E secondo me, anche il mercato cinese potrebbe essere pronto. Anche da quelle parti si sta sviluppando qualcosa di più alternativo, diciamo di nicchia, che poi, di nicchia… Sono più di un miliardo, i cinesi!”

E così, passiamo tutto il pomeriggio assieme, come facevamo da ragazze, che a un certo punto anche la distanza viene meno e chissenefrega, con io che faccio da modella e lei che mi scatta foto per capire meglio se certi abbinamenti possono funzionare, così che poi, in base a quelle istantanee, prenderà ispirazione per disegnare i suoi bozzetti.

“E poi, sai che ti dico?” se ne esce a un certo punto, facendosi scattare in testa un’altra idea. “Hai presente Armani, no? Che ha fatto la sua ultima sfilata senza pubblico, prima ancora del Lockdown. Bene. Anche la mia azienda ne ha in previsione una, che andrà in diretta streaming, per i clienti. E sai che c’è? Con vestiti così, ci vuole una colonna sonora ad hoc.”
“Tipo Massive Attack?” suggerisco.
“Non li conosco, mi fido di te” replica lei. “Sei tu la musicista.”

La giornata si illumina di nuova luce.

E’ da un po’ che non uso l’app di GarageBand, ma se c’è riuscita St Vincent, a farci un intero album, il secondo, che poi è quello che le ha fatto spiccare il volo, posso farcela anch’io.

“Posso uscire!? Devo fare la pipì!” sbraita mia madre che è rinchiusa in camera da almeno tre ore.

“Tutto a posto, mamma. La Cinese se n’è andata!” rido con Stefania, mentre la accompagno alla porta.

Mia madre esce brandendo un barattolo di DDT che inizia a spargere per tutta casa. Una soluzione alla Trump, diciamo… che l’altro giorno se n’è uscito con l’idea di bere o iniettarsi detergenti. E l’ha detto per davvero, in diretta tv, davanti agli americani e al mondo intero.

Dopo pochi secondi, l’aria si fa irrespirabile. Prendo il portatile e scappo in garage. Ed è così, che inizio a comporre musica, per una sfilata che si terrà a Shenzen, a 9000 chilometri di distanza, tra qualche settimana. E per quanto assurdo sia, sono felice come non mi sento da giorni.

Che cosa strana che è, la vita.