La macchina del funky

Il «processo» dei comitati a Chiara Appendino

mario adinolfi chiara appendino assessore famiglie - 4

Ieri è andato in scena il processo dei comitati cittadini al “semestre nero” di Chiara Appendino. Come nel resto d’Italia, infatti, molti dei sostenitori della candidatura della sindaca M5S si sono accorti che i grillini hanno promesso tanto in campagna elettorale ma adesso non sono in grado di mantenere le promesse. Una vecchia, vecchissima storia della politica italiana dove per un voto si tende a scendere a patti con chiunque, salvo poi accorgersi che i patti non possono essere mantenuti. Andrea Giambartolomei sul Fatto Quotidiano racconta com’è andata:

“Qui non si fa un processo a nessuno – premette Emilio Soave, esponente di Pro Natura, associazione ambientalista tra le promotrici dell’evento -. Qual è la svolta complessiva? Molte decisioni sono quelle della scorsa amministrazione, per cui questo è stato un ‘semestre nero’”. Lui addita il via libera alla costruzione di centri commerciali e supermercati, a cui il M5s e Appendino volevano dare un taglio. Un’altra promessa finora non rispettata è la moratoria agli sfratti: “Sia mo l’ultima ruota del carro”, dice Luciano del Comitato sull’emergenza abitativa.
Ricorda agli eletti alcuni interventi promessi come il censimento dell’edilizia pubblica per trovare alloggi sfitti e il riesame dei criteri per le case popolari.Subito ilviceMontanari, ritenuto dal Pd il “si gnor No”per la contrarietà ai grandi progetti, ammette: “Sì, è statoun ‘semestre nero’. Ci siamo accorti che le cose erano complicate, che al bilancio mancavano quasi trenta milioni dieuro dientrate”. Così ha spiegato le ragioni dell’approvazione di alcuni progetti. Sull’emergenza casa le parole d ell ’assessore alle Pari opportunità Marco Giusta non soddisfano la platea, e subito interviene la consigliera Deborah Montalbano, che vive in una casa popolare nel quartiere Vallette, a cui erano stati contestati problemi di affitti non pagati. Spiega nel dettaglio ogni progetto portato avanti contro l’emergenza abitativa, ma sa che ai suoi concittadini quelle risposte non bastano.

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Una serie di problematiche già conosciute, che però adesso esplodono come contraddizioni alla prova dei risultati. E che si sostanziano nella meravigliosa risposta del presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci a chi gli chiedeva di essere più forti: «Se faccio un atto illegittimo, il culo è il mio».

E infatti poco dopo di lei intervengono altri comitati, come i “Figli di Micciché” (riferimento a Torino Micciché, militante di Lotta continua che conduceva battaglie per il diritto alla casa nel quartiere Falchera). Intervengono anche gli “Studenti indipendent i” che chiedono più residenze universitarie pubbliche al posto di quelle private. Duro l’intervento del comitato per l’acqua pubblica: dalla scorsa estate contestano alla giunta Appendino di non aver trasformato Smat in un’azienda di diritto pubblico e di aver cercato di riempire i buchi di bilancio coi dividendi della società.
ANCORA PIÙ DURI e arrabbiati, però, sono gli animalisti contrari la riapertura dello zoo al parco Michelotti: il M5s si era opposto, ma il progetto è passato perché c’è il rischio che il Comune debba pagare una penale da 70 milioni di euro per gli accordi presi dall’amministrazione di Piero Fassino. “I consiglieri del M5s non hanno votato per riaprire lo zoo”, ha ricordato il presidente del consiglio comunale Fabio Versaci. Lui e il capogruppo Alberto Unia concordano su molte critiche ascoltate, ma respingono gli attacchi: “Spero sia l’inizio di una serie di incontri sui singoli temi”, dice il secondo. E a chi chiede loro di forzare di più, il presidente Versaci risponde con franchezza: “Se faccio un atto illegittimo, il culo è il mio”.

Versaci infatti, che ha evidentemente il dono della sintesi, spiega perfettamente la contraddizione insita nel metodo di governo del M5S: prima di promettere bisognerebbe sapere se si è in grado, anche legalmente, di mantenere. Il terrore di finire nei guai per danno erariale avrebbe infatti impedito di promettere, ad esempio, di fermare la riapertura dello zoo. Ma questo non avrebbe consentito di rimediare i voti di chi la voleva. D’altro canto non si dovrebbe mai dimenticare che Grillo disse che per aprire l’inceneritore a Parma si sarebbe dovuti passare sopra il cadavere di Pizzarotti; il sindaco, invece, ha prima promesso che lo avrebbe fermato e poi ha “scoperto” che non poteva più fare nulla per farlo. Quando la demagogia incontra la realtà, di solito finisce a piume e catrame.

Una sintesi video dell’assemblea dei comitati

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