La macchina del funky

Il piano B di Renzi sulle Olimpiadi a Roma è una cagata pazzesca

Alberto D’Argenio su Repubblica di oggi riferisce di un presunto Piano B di Matteo Renzi e del CONI sulle Olimpiadi a Roma nel 2024. Secondo il quotidiano il presidente del Consiglio e Malagò starebbero aspettando che a Virginia Raggi venga tolto il simbolo del MoVimento 5 Stelle a Roma perché con questa decisione la sindaca sarebbe più autonoma e potrebbe dire sì ai Giochi.

Certo, uno spiraglio per salvare Roma 2024 c’è ancora, ovvero che alla fine la Raggi rompa con Grillo e continui la sua avventura al Campidoglio senza il simbolo M5S. In questo caso — è la speranza che il Coni di Malagò ha condiviso con Renzi — la sindaca potrebbe tornare sui suoi passi e sposare il sogno olimpico. Per questo dalla festa dell’Unità di Reggio Emilia Renzi ha scelto la cautela: «Da premier confermo la disponibilità di lavorare con Virginia Raggi». D’altra parte il governo le sue esche per favorire una marcia indietro della sindaca le ha già lanciate.
Se la Raggi aveva detto che «a Roma ci sono 150 impianti sportivi in condizioni disastrose, e poi parliamo di Olimpiadi», da Palazzo Chigi hanno preparato 50 milioni per rimettere in sesto proprio 150 impianti delle periferie romane. Soldi che però arriverebbero solo in caso di vittoria di Roma sulle altre candidate per il 2024: Los Angeles, Parigi e Budapest. I pontieri del Pd con la giunta comunale a 5 Stelle poi continuano a ricordare che senza i soldi delle Olimpiadi — 1,8 miliardi del Cio più i fondi del governo — per la sindaca sarebbe impossibile rimettere in ordine la Capitale.

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Procediamo con ordine: della possibilità di togliere il simbolo alla Raggi si parla da qualche giorno soprattutto sui giornali, che riferiscono di presunte discussioni tra Beppe Grillo e il direttorio sul tema. Se però i grillini decidessero davvero di cacciare la Raggi dal M5S come se fosse il sindaco di un paesino da 5mila abitanti, farebbero l’autogoal più clamoroso della storia della politica: su Roma il M5S ha messo ripetutamente la faccia dicendo che sarebbe stata la loro occasione di governare e di dimostrare che sanno farlo. Togliere il simbolo alla Raggi consisterebbe nell’ammissione di una resa. Ma siccome la storia dei grillini ci ha abituati anche a svolte tragiche come queste, facciamo finta che Grillo tolga davvero il simbolo alla Raggi. In questo caso il giorno dopo i consiglieri M5S eletti con Grillo si troverebbero davanti a un bivio: continuare a governare con la sindaca finendo fuori dal M5S e concludendo così per sempre la loro carriera politica oppure seguire le indicazioni del capo del MoVimento. Siccome Roma non è Quarto, anche qui ci sono parecchie incognite su quello che potrebbero fare o non fare. Ma facciamo finta che anche questo vada a buon fine: la cacciata della Raggi probabilmente spaccherebbe attivisti, elettori e militanti grillini tra chi sta con Grillo e chi sta con la sindaca (non ci importano, in questo caso, le percentuali). Ma se la Raggi, dopo aver detto e fatto dire che le Olimpiadi sono roba da Poteri Forti e speculatori, dicesse che alla fine i Giochi non sono mica un’idea così malvagia si troverebbe in poco tempo contro tutti, anche quelli che potrebbero appoggiarla in caso di ritiro del simbolo di Grillo. Un suicidio politico va bene, immaginarne due consecutivi pare davvero troppo per tutti. Per questo l’idea di Renzi e Malagò è una cagata pazzesca.

Leggi sull’argomento: Raffaele De Dominicis, assessore per 24 ore