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L’accordo tra l’UE e Pfizer: altri 1,8 miliardi di vaccino all’Europa

La trattativa per il futuro della campagna di immunizzazione. Così il Vecchio Continente conferma di voler puntare tutto sui prodotti anti-Covid a RNA messaggero

Pfizer sei dosi per sbaglio come sta virginia ragazza

Visti i continui problemi con le consegne di Astrazeneca e i risultati poco esaltanti dei test effettuati in Brasile sul vaccino russo Sputnik, l’Unione Europea punta dritta verso i prodotti anti-Covid a RNA messaggero. La conferma arriva direttamente dall’accordo siglato da Ursula von der Leyen – presidente della Commissione UE – e Pfizer. Non si tratta di dosi con arrivo immediato, ma serviranno per il completamento della campagna vaccinale nei prossimi anni, fino a quando la pandemia da Sars-CoV-2 non sarà sconfitta.

Pfizer e l’accordo con l’Unione Europea per 1,8 miliardi di dosi in più

Il mancato rispetto del contratto da parte dell’azienda anglo-svedese Astrazeneca (produttrice del vaccino denominato Vaxzevria) ha portato l’Unione Europea alla decisione di fare causa. I continui ritardi nelle consegne, infatti, hanno costretto molti Paesi dell’UE a rimodulare i propri piani per la campagna vaccinale. Il tutto dopo le continue e ripetute verifiche dell’Ema sull’efficacia del prodotto e sugli effetti collaterali, con alcuni Stati che hanno deciso di rimuovere il prodotto anti-Covid anglo-svedese dai propri piani.

Insomma, una serie di motivazioni che hanno spinto Ursula von der Leyen ad accelerare i piani per il futuro. Come racconta il News York Times, negli ultimi giorni si sono intensificate le comunicazioni tra la presidente della Commissione Europea i dirigenti dall’azienda statunitense che – in collaborazione con i tedeschi di BioNTech – hanno realizzato il vaccino a mRNA che ha fatto il suo esordio in Europa alla fine di dicembre. In prodotto ritenuto affidabile con una tecnologia – quella a RNA messaggero – che rappresenta il futuro. Non a caso l’accordo finale prevede altri 1,8 miliardi di dosi: 900 milioni entro il 2023 e altri 900 per gli anni successivi (ma si tratta di un’opzione esercitabile e non obbligatoria). I classici vaccini, dunque, sembrano non essere la strada scelta per il prosieguo delle campagne vaccinali del Vecchio Continente.

(foto ipp clemente marmorino)