Politica

Perché il ministro Poletti si dovrebbe dimettere

Oggi Il Fatto Quotidiano e Roberto Saviano hanno chiesto spiegazioni al ministro del Welfare Giuliano Poletti sulla foto che in una cena del 2010 organizzata dalla Cooperativa 29 giugno, implicata nell’inchiesta su Mafia Capitale lo ritrae insieme a Buzzi, Alemanno e alcuni personaggi poi inquisiti. Poletti ha parlato oggi con il Messaggero, e ha spiegato che «come presidente della Lega coop partecipavo a migliaia di iniziative e non potevo conoscere tutti coloro che incontravo. E inogni caso non c’è alcuna mia responsabilità». In effetti il ministro ha ragione. Le cene elettorali fanno parte della normale attività di un politico, e una foto vuol dire poco. Poletti ha poche spiegazioni da dare su questo, e non dovrebbe dimettersi. Qualche buon motivo per le dimissioni di Poletti invece risiede nella sua attuale attività di ministro e nel modo in cui ha inteso espletarla. Ne parla oggi con molta chiarezza la Stampa, e la vicenda parte dal giorno in cui, in concomitanza con i tragici dati Istat sull’occupazione, il ministro pensava bene di far rilasciare un comunicato stampa in cui festeggiava l’aumento delle occupazioni stabili. Con chiare intenzioni di propaganda:

Poletti ha anticipato i dati delle cosiddette «comunicazioni obbligatorie» sulle assunzioni e le cessazioni dei rapporti di lavoro. Evviva: c’è «un andamento positivo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pari ad oltre 400mila nuovi contratti, con un aumento tendenziale del 7,1% rispetto ad un anno prima». È di ieri la pubblicazione dei dati definitivi delle «comunicazioni». Ancora una volta, si spiega che nel confronto tra il terzo trimestre 2014 e lo stesso periodo del 2013 sono aumentati di circa 60mila unità i contratti di lavoro dipendente e parasubordinato. Un aumento «trainato» dai contratti a tempo indeterminato, che salgono del 7,1% (26.504 unità in più). Il guaio è che si tratta di una vera e propria invenzione statistica.

poletti statistiche sul lavoro
L’infografica dell’occupazione sulle statistiche sul lavoro (La Stampa, 4 dicembre 2014)

Come si vede nel primo grafico qui sopra elaborato dalla Fondazione Hume, contando tutte le nuove assunzioni e tutte le cessazioni dei rapporti di lavoro, negli ultimi dodici mesi si è verificato un vero e proprio crollo dei contratti a tempo indeterminato. Considerando, ripetiamo,le nuove assunzioni e leuscite, i posti di lavoro stabili sono diminuiti di ben 378.189 unità. Sostanzialmente stabili i contratti di collaborazione, discreto è il dato che riguarda i contratti di apprendistato(+76.398 unità). Ottimo è invece il risultato che riguarda i contratti a tempo determinato, che segnano un saldo positivo di 367.290 unità.Questa è la verità nuda e cruda: in dodici mesi, sono stati persi quasi 380mila posti di lavoro stabili, mentre è aumentato di 370mila unità il numero dei posti di lavoro precari, a termine. Come si vede chiaramente nel secondo grafico, nel primo trimestre 2014 i dipendenti stabili erano l’87,4% del totale; nel trimestre luglio-settembre sono scesi all’85,8%.

Ecco perché il ministro Poletti si dovrebbe dimettere. Non certo per una cena elettorale in cui poteva non sapere. Ma perché sui dati del lavoro la propaganda non dovrebbe aver spazio.
Leggi sull’argomento: Cosa c’è dietro l’aumento dei posti di lavoro segnalato dall’Istat