Opinioni

Perché in Italia non c’è niente da festeggiare nella Giornata internazionale contro l’omotransfobia

Il 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. A partire dal 2004 il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Perché in Italia non c’è niente da festeggiare nella Giornata internazionale contro l’omotransfobia

Nonostante i grandissimi passi avanti fatti sulle tematiche Lgbt negli ultimi anni, nel nostro paese la situazione è tutt’altro che rosea.

Soltanto negli ultimi mesi in Italia:
• Dei genitori hanno richiesto l’intervento di un esorcista per poter curare l’omosessualità della loro figlia 16enne (Torino);

• Un ragazzo ha tentato il suicidio perché i genitori non accettavano la sua omosessualità, “meglio avere un figlio ‘ndranghetista che gay” si sentiva spesso dire il ragazzo, che è riuscito a sentir dire dai suoi genitori “ti vogliamo bene e accettiamo così come sei” solo dopo che la polizia ha sventato il tentativo di suicidio (Torino);

• Una scuola ha inizialmente escluso le coppie di studenti gay dal ballo di fine anno solo perché tali, andando a creare una divisione tra studenti di serie A e studenti di serie B, soltanto dopo l’intervento del ministro dell’istruzione le coppie gay hanno avuto la possibilità di partecipare al ballo come il resto degli studenti (Prato);

• Una donna di 50 anni è stata insultata dal suo vicino di casa con epiteti come “sei una lesbica di merda” per poi essere pestata e spinta fino a rotolare dalle scale (Alessandria);

• I partiti Lega e Fratelli d’Italia si sono opposti ad una circolare del ministero dell’Istruzione, attraverso la quale le scuole venivano semplicemente invitate a sensibilizzare sui diritti umani in occasione del 17 maggio. Per i partiti di Salvini e Meloni insegnare ai bambini a non discriminare equivale a propaganda, quando in realtà il rispetto reciproco e l’educazione non dovrebbero essere argomento di dibattito politico, ma in Italia non è così;

• Oltre a questi casi più noti avvenuti nei soli ultimi mesi, altri centinaia di eventi non sono riusciti ad emergere e ad arrivare sui giornali nazionali, dai vari episodi di bullismo tra i banchi di scuola alla discriminazione in famiglia, per strada e sul luogo di lavoro.

Il fatto che la situazione in Italia sia preoccupante non lo confermano solo questi eventi, ma anche i dati che sono stati forniti pochi giorni fa da “Ilga-Europe”, un’associazione che ogni anno crea una mappa relativa alla situazione legale e politica delle persone Lgbt+ in Europa. L’Italia si conferma fanalino di coda nell’Unione Europea con un punteggio finale di appena il 25% per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e il raggiungimento della piena uguaglianza (peggio di molti paesi dell’est come l’Ungheria). Tra i vari paesi europei l’Italia si posiziona soltanto al 33esimo posto nell’ambito della tutela delle persone Lgbt+. Per quanto riguarda l’impegno nel contrasto ai crimini e ai discorsi d’odio nei confronti della comunità Lgbt+, il punteggio assegnato all’Italia è 0 (lo stesso punteggio della Russia).

Non c’è da stupirsi, d’altronde il nostro paese è uno degli ultimi paesi dell’Unione Europea a non avere ancora una legge contro l’omofobia. Non si può pretendere impegno nel contrastare i discorsi omofobi nella popolazione quando i primi segnali di omofobia arrivano dai nostri politici, quando abbiamo un sostanzioso numero di senatori che esulta per l’affossamento di una legge che avrebbe dato maggiori tutele e diritti.

Oggi in questo 17 maggio, dovremmo festeggiare i traguardi raggiunti, ma sempre essendo coscienti di quanto strada ancora ci sia da fare, soprattutto in Italia che anche quest’anno si è confermata fanalino di coda dell’Unione Europea.