La macchina del funky

PD con Alfano in Sicilia e alle politiche?

alfano gazebo

Il Partito Democratico ha proposto ad Angelino Alfano un accordo per un’alleanza sia in Sicilia che alle elezioni politiche. Amedeo La Mattina sulla Stampa di oggi racconta la trattativa e i suoi sviluppi:

L’offerta del Pd è stata chiara e comprende un doppio accordo, regionale e nazionale, cosa che il Cavaliere ha invece rifiutato. «Siamo disponibili a trovare un’intesa che apra una prospettiva ad ampio raggio», ha detto Delrio. Alfano ha ricordato che la rottura l’ha voluta Renzi. «È stato Matteo – ha detto Angelino – a fare un accordo sulla legge elettorale con Berlusconi, Grillo e Salvini, contro di me, portando la soglia di sbarramento al 5%. È stato lui ad interrompere l’alleanza che andava avanti da anni. Noi – ha spiegato il responsabile della Farnesina – abbiamo fatto un percorso che ci è costato fatica: abbiamo rotto con Forza Italia, siamo stati accusati di essere traditori, abbiamo tenuto in piedi la legislatura, votato insieme tutte le riforme e siamo stati ripagati con gli insulti di Matteo. Il problema è il rapporto con lui».
Delrio ha allargato le braccia, ha sorriso dietro la barba bianca ed è andato al sodo, canticchiando un vecchio motivo di Adriano Pappalardo: «Ricominciamo». Ha spiegato che le cose sono cambiate e c’è una reale intenzione di recuperare i rapporti anche personali. Dunque, accordo su un candidato governatore vicino o comunque molto gradito all’area centrista e, soprattutto apparentamenti regionali ad ampio spettro. Questo vuol dire per Alfano non dover affrontare le elezioni con lo spettro dello sbarramento dell’8% previsto dalla legge elettorale per il Senato.

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Con l’apparentamento questa soglia scende al 3%, sempre su base regionale, e questo consentirebbe ad Ap di eleggere senatori in alcune Regioni, oltre la Sicilia:

L’altra promessa è che il 3% previsto per la Camera dall’Italicum non verrà alzato. Tutto questo, in maniera articolata, non è stato offerto da Berlusconi, né è stato possibile aprire un’interlocuzione con Arcore. Infatti l’incontro della scorsa settimana tra Alfano e il plenipotenziario Niccolò Ghedini è saltato e l’ex ministro dell’Interno si è trovato a discutere con Gianfranco Miccichè che ha il problema di trovare un candidato governatore che convinca tutti i centristi, ma soprattutto è alle prese con la candidatura di Nello Musumeci che non intende ritirarsi.
Ieri Musumeci era in tour elettorale con Giorgia Meloni, che ha ribadito il veto su Alleanza Popolare. «Sia a livello nazionale che a livello siciliano – ha detto Meloni – noi non siamo alleabili con il partito di Alfano. Poi se si vogliono presentare liste civiche, come è accaduto in Liguria e in varie realtà, è una scelta loro. Non si usi però la Sicilia per fare accordi e alleanze col partito di Alfano a livello nazionale». Parole che hanno fatto infuriare Micciché, che rischia seriamente di vedersi sbriciolare un lavoro immane di costruzione del centrodestra nell’isola.

Rimane un “piccolo” problema: come potrà il PD presentarsi in alleanza con un ex braccio destro di Berlusconi e raccogliere i voti di chi si sente di sinistra?