La macchina del funky

Paola Taverna: «Ce chiudeno er Senato»

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Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera racconta la serata del voto sulle riforme costituzionali andata in scena l’altroieri in Senato, con una serie di gustosi retroscena. Il primo è quello della grillina Paola Taverna:

Passa la grillina Paola Taverna: jeans scoloriti con l’elastico alle caviglie, stivaletto con zeppa, maglietta bianca con paillettes. Dov’è che si balla, senatrice? Lei non risponde e inchioda uno del Foglio: «Ma lo sa che io quanno so’ arrivata qua me la so’ studiata tutta la Costituzione? Cioè, no, capito? Io me so’ voluta fa’ trovà preparata. E questi invece mo’ ce chiudeno er Senato…».

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E poi c’è il racconto e il pronostico sul referendum di un commesso:

Un commesso seduto alla scrivania alza lentamente la testa. «Oggi per me è un giorno triste…». Racconta di aver visto di tutto, qui dentro. Senatori bestemmiare, promettersi botte da orbi, piangere, farsi gestacci orribili e poi abbracciarsi, chiedersi scusa, ritrovarsi nello stesso partito. Ha visto senatrici litigare fino a quasi a tirarsi i capelli e poi ha visto donne di un’eleganza naturale, come la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco. A centinaia, dice, li ha visti regolarmente arrivare il martedì pomeriggio e ripartire il giovedì, dopo pranzo, tirandosi dietro il loro trolley e sempre lì, sempre a salutare con la solita goffa scusa, sempre spiegando che andavano a fare politica sul territorio. Lui e gli altri commessi hanno visto la senatrice Rita Levi Montalcini seduta al suo scranno finché ne ha avuto la forza (e poco fa — tra gli applausi — ha fatto ingresso nell’emiciclo Sergio Zavoli, venuto a votare con la spalla rotta, a 92 anni). Tutti, dice, ricordano la cultura e il garbo di Francesco Cossiga. «E poi non dimenticherò mai quelli che tremavano per la paura di essere arrestati e gli sguardi eccitati di certi loro colleghi, che non aspettavano altro. La politica, anche qui dentro, ha dato uno spettacolo penoso negli ultimi anni. Per questo credo che gli italiani non avranno pietà».