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Palermo come Riace: “Ospitiamo gli afghani nei borghi abbandonati”

neXt quotidiano|

Palermo

C’è chi, come Luca Zaia, si tira indietro pensando prima ai turisti (come un ritornello rimodulato in base alla situazione e al contesto storico) e chi decide di rendersi parte attiva nell’accoglienza di chi sta fuggendo dai talebani, dalle loro violenze e dal ritorno a quel passato che si pensava fosse terminato tanti anni fa. Negli ultimi giorni, mentre in Afghanistan proseguivano (e proseguono) le tensioni tra Kabul e dintorni, moltissime amministrazioni locali hanno iniziato a organizzarsi per dare un aiuto concreto a quei cittadini e quelle famiglie in fuga dal Medio Oriente. Alla lunga lista delle città pronte ad abbracciare i profughi afghani si è aggiunta anche Palermo.

Palermo ospiterà i profughi afghani nei borghi abbandonati, in stile Riace

L’intenzione è quella di estendere il modello Riace: utilizzare i borghi abbandonati e lasciati disabitati dalla popolazione siciliana (soprattutto nelle zone dell’entroterra) per fornire accoglienza a chi fugge dai talebani. Ad annunciarlo è stato il sindaco Leoluca Orlando in un’intervista a La Repubblica:

“Palermo e la Sicilia sono pronte a ospitare i rifugiati afghani, perché da tempo la mia terra ha fatto dell’accoglienza una bandiera, dimostrando che l’integrazione non soltanto è possibile ma anche conveniente. Credo che potremo fare una grande operazione di ripopolamento dei borghi che si sono svuotati e rischiano di sparire, ma anche utilizzare nel settore turistico le competenze di chi arriva”.

Al momento la città di Palermo non ha ancora ricevuto nessun profugo proveniente dall’Afghanistan, ma lo stesso Orlando ha rivelato di star lavorando per creare un ponte umanitario che unisca il capoluogo siciliano a Kabul. Ovviamente il ripopolamento dei borghi disabitati e abbandonati è un qualcosa che non avverrà nell’immediato per ragioni logistiche e temporale. Si tratta, però, di un progetto futuribile (a stretto giro) che ricorda da vicino quel che fece Mimmo Lucano a Riace e la Chiesa Valdese che realizzò un corridoio umanitario con la Siria.

(foto IPP/Venturini)