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E ora Brunetta vuole farsi il suo partito

massimo giannini renato brunetta

«Stiamo per scomparire. Speriamo solo di non fare la fine dei maroniani…»: Forza Italia è sull’orlo di una crisi di nervi da quando si è resa conto che i numeri sono numeri. E così Paolo Romani è avvelenatissimo nella critica al suo partito che ha piegato la testa alla Lega mentre persino un fedelissimo come Renato Brunetta spiega che non vuole fare il capogruppo e pensa addirittura all’addio. Anzi, di più: nel retroscena più caldo, quello di Fabrizio D’Esposito sul Fatto Quotidiano, colui che veniva indicato come possibile prossimo ministro dell’Economia non ha alcuna intenzione di frenarsi:

È la prima stesura della resa dell’ex Cavaliere all’alleato vincitore Matteo Salvini. In pratica accetta Anna Maria Bernini come candidato alla presidenza del Senato. Ci ha riflettuto tutta la notte. “Anna Maria è sempre stata la mia candidata naturale”. Balena finanche il sospetto, fondatissimo, che lo sfregio leghista dell’altra sera, i 57 voti a Bernini, sia stato avallato dallo stesso B., per costringere Romani al passo indietro.

renato brunetta

Romani & Brunetta leggono e all’unisono sbottano: “Caro Presidente ma vattene a fare in culo, noi ce ne andiamo e ci facciamo un altro partito”. Immobile nella sua maschera mattutina di Ottuagenario insonne, B. è crudele nella risposta, già riservata ad altri esuli rompitori come Fini o Alfano: “Bene, vorrà dire che senza di voi Forza Italia prenderà il 5 per cento in più”. La coppia di capigruppo si alza e se ne va. Cacciati.

C’è da dire che il retroscenismo all’italiana, capace di raccontare tutto e il suo contrario a poche righe di distanza, oggi vorrebbe far passare per ideona di Berlusconi proprio la bocciatura di Romani, e quindi c’è poco da aggiungere sulla sua attendibilità. Ma oggi tutti i retroscena raccontano di un Brunetta infuriato e sull’orlo dell’addio mentre Romani non ha fatto nulla per nascondere la sua indignazione dopo il no per la presidenza del Senato. La partita dei capigruppo, dove Bernini e Gelmini sono candidate a sostituirli, dovrebbe relegarli al ruolo di comprimari per tutta la legislatura. Ma l’interrogativo rimane lo stesso: senza Cav dove vanno?

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