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Onecoin: la truffa della criptovaluta

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I finanzieri del Nucleo Speciale Antitrust hanno sequestrato oggi 93 pagine social e 7 siti web sui quali venivano offerte cripto-valute chiamate “Onecoin con la promessa di guadagni milionari: cinque persone, residenti nelle province di Trento, Padova e Viterbo, sono state denunciate per truffa e una di loro, in concorso con altre due residenti nelle province di Verona e Mantova, per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di accertare una truffa organizzata da sei promotori italiani, alcuni dei quali tuttora attivi nel Nord-Est, che avevano coinvolto anche il legale rappresentante di una società romana di formazione aziendale. I truffatori proponevano sul web, sui social o col più tradizionale “passaparola”, una serie di corsi formativi in materia finanziaria ai quali erano abbinati dei pacchetti di “moneta elettronica”, o meglio “criptovaluta”, che gli acquirenti pagavano a partire da 100 Euro.

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Nel marzo scorso è stato arrestato in USA Konstantin Ignatov, una delle persone dietro il progetto della criptovaluta OneCoin. L’accusa è che OneCoin fosse più uno schema piramidale (Ponzi) che una vera e propria valuta. Ignatov è stato arrestato con l’accusa di cospirazione per frode telematica, mentre la sorella maggiore, Ruja Ignatova, è stata incriminata per riciclaggio di denaro sporco e frode telematica e di titoli:

Il funzionamento di OneCoin prevede per gli utenti una commissione nel caso convincano altre persone ad acquistare la criptovaluta OneCoin. Un sistema che ricorda quello di uno schema marketing multi-livello. L’azienda avrebbe attratto oltre 3 milioni di membri nel mondo, nonostante non abbia una blockchain funzionante o un libro mastro pubblico.

Secondo il procuratore Geoffrey Berman, i leader di OneCoin sarebbero riusciti a creare un’azienda multimiliardaria “basata completamente su menzogne e inganni”. L’azienda, nel biennio 2014-2016, avrebbe fatturato 3,35 miliardi di euro.

In Italia i corsi formativi servivano per istruire gli acquirenti sul meccanismo di proposta della “criptovaluta Onecoin” e, affermano gli investigatori, per indurre gli acquirenti a reclutare altre ignare vittime da truffare; a questi venivano promessi guadagni che sarebbero potuti arrivare fino a 35.000 euro settimanali. Il meccanismo di frode faceva capo alla società italiana e ad altre due società estere, cui facevano riferimento i promoters italiani. Tre di essi sono stati fermati dai finanzieri presso l’Aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) mentre portavano al seguito oltre 117 mila uro, frutto della vendita di pacchetti formativi e “moneta Onecoin”. Le indagini – svolte parallelamente al procedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha già dichiarato scorretta la pratica commerciale ed ha irrogato complessivamente sanzioni amministrative per 2.595.000 euro – hanno consentito di accertare l’inattendibilità delle promesse dei cospicui guadagni futuri fatte dai truffatori. “Infatti – afferma la Gdf – dalle analisi forensi è emerso che mancavano del tutto le strutture fisiche e gli algoritmi di calcolo che servono per governare le complesse procedure crittografiche per la produzione delle monete elettroniche”.

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