Opinioni

Cosa possiamo imparare dal Rapporto Ocse-Pisa 2018 invece di indignarci per i "giovani che non leggono"

Mario Neri|

ocse pisa 2018 lettura studenti

Il Rapporto Ocse-Pisa 2018 che valuta le competenze dei 15enni rispetto alla lettura, la matematica e le scienze dice – o meglio: gli fanno dire – che solo un quindicenne su venti riesce a distinguere tra fatti e opinioni quando legge un testo di un argomento non familiare, mentre gli studenti che hanno difficoltà con gli aspetti di base della lettura sono uno su quattro: non riescono ad identificare, per esempio, l’idea principale di un testo di media lunghezza. I ragazzi italiani quindi non migliorano nella capacità di leggere e comprendere un testo, un’emergenza nota da tempo e che era già emersa anche nell’ultimo rapporto Invalsi sugli studenti di terza media. Se si guarda alle superiori, siamo sempre sotto la media nel confronto internazionale. E peggioriamo rispetto a rilevazioni di dieci anni fa o del 2000. I motivi di questi risultati non vengono spiegati. C’è chi punta il dito su giovani e smartphone, chi se la prende con le scuole e con la qualità dell’insegnamento diminuita, chi indica un peggioramento sostanziale anno per anno degli alunni.

In realtà andrebbe però anche segnalato qualcos’altro. Ovvero che i risultati sono simili a quelli delle edizioni precedenti e in perfetta coerenza con le indagini svolte negli anni precedenti. Già questo aiuterebbe a comprendere che le scuole sono soltanto dei fattori e non sappiamo quanto rilevanti. C’è poi assolutamente segnalare che il test non dice che solo un quindicenne su venti capisce quello che legge: dice invece che il livello minimo di competenza è raggiunto dal 77% del campione.

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Invece il test segnala un peggioramento generale nelle conoscenze in scienze e questo è invece significativo, anche se le prove hanno subito grosse modifiche rispetto al passato e quindi forse è stato solo affinato lo strumento. Per il resto, va segnalato che c’è un divario ampio tra studenti del Nord e del Sud. gli studenti delle aree del Nord ottengono i risultati migliori, al di sopra della media Ocse (Nord Ovest 498 e Nord Est 501), mentre i loro coetanei delle aree del Sud sono quelli che presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439). E siccome le condizioni socioeconomiche sono migliori al Nord rispetto al Sud forse non c’è bisogno di prendersela tanto con i gggiovanidoggi perché non capiscono un testo, a meno che non si voglia rischiare di farci rispondere “Ok, Boomer“. Seguito da un ancor più significativo: “Se la tua generazione non ha lavorato per abbattere le disuguaglianze all’interno del paese, che colpa ne ha la mia?“.