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Il nome di Marco Travaglio nelle intercettazioni di Raffaele Marra

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C’è anche il nome di Marco Travaglio nelle intercettazioni dell’inchiesta che ha portato in galera Raffaele Marra. Il direttore del Fatto Quotidiano, che spesso aveva scritto in difesa dell’ex vicecapo di gabinetto della sindaca Virginia Raggi, viene citato nelle discussioni dell’ex finanziere che in molte occasioni si riferisce a lui con toni lusinghieri.

Il nome di Marco Travaglio nelle indagini su Raffaele Marra

Una di queste intercettazioni è riportata oggi da Carlo Bonini su Repubblica: a parlare sono Salvatore Romeo, il dipendente grillino con stipendio triplicato dalla Giunta Raggi che diceva che avevano sbagliato le nomine perché “era agosto, faceva caldo” e lo stesso Marra; le intercettazioni sono trascritte in brogliacci pieni di omissis e il dialogo fa tra l’altro comprendere che secondo i due è stato Massimo Colomban, l’assessore alle partecipate suggerito dalla Casaleggio dopo la prima crisi di giunta, a riferire a Grillo dei problemi interni della giunta. Poi Romeo dice che “ha sentito Marco Travaglio” e i due dicono che “ha fatto un bel lavoro”.

Marra e Romeo, del resto, sono ovunque. Decidono su chiunque. E parlano, parlano, parlano in continuazione. Con gergo da carbonari. Questo almeno si capisce in tre brogliacci di intercettazione sopravvissuti alle intere pagine di “omissis” che segnano il primo deposito di atti dell’inchiesta su Marra e in cui, tra l’altro, evocano il Fatto Quotidiano e il suo direttore, Marco Travaglio. Come accade, per esempio, il 31 ottobre scorso. Scrivono i carabinieri: «Salvatore (Romeo) dice che ha notato Virginia (Raggi) molto forte e molto incazzata, mentre non si aspettava la non reazione di Massimo Colomban (assessore alle Partecipate). Marra dice che è lui che è andato da Grillo e aggiunge che un giorno gli racconterà tutto. Salvatore dice che anche lui deve parlargli, ma non per telefono. Salvatore ha sentito Marco Travaglio e dicono che ha fatto un bel lavoro. Marra dice che lui non può chiamare Travaglio».

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Salvatore Romeo, Raffaele Marra e il blitz della polizia in Campidoglio (La Repubblica, 16 dicembre 2016)

A cosa si riferiscono i due parlando di un bel lavoro? Non si sa, ma il giorno prima, 30 ottobre, Travaglio in un lunghissime editoriale sul Fatto era tornato su Raggi & Co. difendendo Virginia per la figuraccia sui frigoriferi e parlando anche di Raffaele Marra:

E il fondamentale “Frigogate” (testuale) è rimasto per due giorni in cima al sito di Repubblica, mentre notizie più trascurabili come i 31 arrestati per tangenti sulle grandi opere venivano molto dopo. L’assessora Paola Muraro, indagata per reati ambientali oblazionabili con una multa da 6.500 euro, e il dirigente Raffaele Marra, mai indagato per nulla, hanno avuto più titoli di Riina e Messina Denaro, accostati continuamente a Mafia Capitale pur non avendo alcun legame con quell’inchie sta. Intanto il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che s’è scoperto indagato per Mafia Capitale solo quando i pm han chiesto (e non ancora ottenuto) l’archiviazione, veniva nascosto in una notizietta in breve, anche quando faceva scena muta davanti ai giudici.

E ancora:

Ieri Repubblica rilanciava l’ultima inchiesta dell’Espresso su Marra, l’uomo nero nel mirino del gruppo (e di parte del M5S) perché, essendo un dirigente pubblico, lavorò col sindaco Alemanno e poi con la giunta Marino, e in Regione Lazio collaborò con la giunta Polverini e poi con quella di Zingaretti. Finora, a suo carico, s’era scoperto che ha comprato casa da un costruttore di case, Scarpellini, che gli avrebbe fatto uno sconto (tutto da dimostrare) in cambio di favori (mai dimostrati). Ora il nuovo scoop è che nel 2009, da dirigente comunale alle Politiche abitative, fece affittare dal Comune su indicazione della Protezione civile e del suo assessore, per ricoverare gli inquilini di due palazzi andati in fiamme, alcuni immobili dital FabrizioAmore, che ora si scopre indagato nell’inchiesta Mafia Capitale.
Repubblica titola: “I favori di Marra al costruttore indagato” (peccato che all’epoca dei fatti non lo fosse), “Ira grillina: ‘V ada via’. Bufera sulla sindaca” (la frase “Vada via”è attribuita a una non meglio precisata “ira grillina ”, anzi a una “bufera” parlante, visto che nessun 5Stelle dichiara nulla del genere). Il sito dell’Espresso si supera: “Il fedelissimo della Raggi e i contratti con Mafia Capitale” (cioè con Amore, che Marra nel 2009 non aveva colpevolmente previsto che nel 2016 sarebbe stato indagato). Intanto, mentre Marra si guadagnava il suo titolone quotidiano su Repubblica come si addice alle celebrità, Vincenzo De Luca veniva rinviato all’ennesimo giudizio per falso in atto pubblico, ma la notizia finiva in una breve di sei righe,invisibile a occhio umano. Chi sarà mai un governatore plurimputato di fronte a uno dei 110 dirigenti del Comune di Roma mai indagato?

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L’intervista a Raffaele Marra pubblicata il 5 novembre sul Fatto

Marra e il giornalista di nome “Marco”

C’è poi il caso di un’altra intercettazione tra Marra e un giornalista di nome Marco che viene analizzata direttamente nell’articolo del Fatto Quotidiano a firma di Valeria Pacelli e Marco Lillo. L’antefatto è l’intervista del 5 novembre allo stesso Marra firmata da Pacelli con Antonio Massari. Il giornalista “di nome Marco” non è Travaglio, spiegano Lillo e Pacelli, ma la conversazione è ugualmente interessante:

Tre giorni dopo, l’8 novembre, Marra lo racconta a un giornalista non identificato di nome ‘Marco’ che ovviamente non è Travaglio ma qualcuno amico di D’Ercole. L’anonimo Marco riferisce a Marra di essere stato chiamato dal monsignore dopo l’intervista del Fatto. MARRA SI LAMENTA con ‘Marco’ della parte in cui Massari e Pacelli gli contestano il conflitto di interesse sulla nomina del fratello, dirigente di Roma Capitale anche lui.
E poi quella foto sua (di Marra) mentre parlano nel pezzo del costruttore Amore, imputato per turbativa d’asta e che secondo l’Espresso aveva ottenuto contratti nell’era in cui c’era Marra a dirigere il settore. Poi commenta la parte in cui lo incalzano fino a fargli dire della raccomandazione di D’Ercole. Marra dice a Marco di avere la registrazione del colloquio e si giustifica così: “digli (a D’ercole, Ndr) che dalla registrazione si capisce che lo sapevano già”. Alla fine, sintetizzano i Carabinieri così il commento di Marra al trattamento ricevuto: “stanno provando ad ammazzarmi”.


Monsignor D’Ercole
era tornato a prendere le difese di Marra due giorni fa, dopo la notizia dell’arresto, su Facebook:
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Il giorno dopo (ovvero ieri) sul Fatto è uscita un’intervista a lui firmata da Sandra Amurri:
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Leggi sull’argomento: Cosa dicevano Marco Travaglio e il Fatto su Raffaele Marra