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Muhammad Alì è morto

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L’ex pugile Muhammad Alì è morto in un ospedale di Phoenix, in Arizona, dove era ricoverato da giovedì 2 giugno. Lo ha reso noto la famiglia con una dichiarazione. L’ex campione del mondo dei pesi massimi e oro olimpico a Roma ’60 era stato ricoverato giovedì 2 giugno per “precauzione”. Le sue condizioni non erano state giudicate gravi, ma data l’età e il morbo di Parkinson, di cui ‘il Più Grande’ era malato da trent’anni, i medici avevano scelto la strada della prudenza. L’ex Cassius Clay, che aveva lasciato la boxe nel 1981, era stato in ospedale diverse volte negli ultimi anni. L’ultima nel gennaio 2015, per una grave infezione alle vie urinarie, sebbene in un primo momento gli fosse stata diagnosticata una polmonite.

Muhammad Alì è morto

Nato Cassius Marcellus Clay Jr., cambiò il suo nome in Muhammed Ali nel 1964, dopo essersi convertito all’Islam. Divenne un simbolo per il movimento di liberazione dei neri negli Stati Uniti durante gli anni ’60, anche per aver sfidato il governo americano, opponendosi all’arruolamento nell’esercito per motivi religiosi. E’ stato sposato quattro volte e aveva nove figli. “Dopo aver combattuto per 32 anni con il morbo di Parkinson, Mohamed Ali è morto a 74 anni”, ha annunciato il suo portavoce Bob Gunnell. “Il tre volte campione del mondo di boxe è morto” venerdì sera, continua la nota. I funerali si svolgeranno a Louisville, in Kentucky, ha precisato il portavoce senza, però, indicare una data.

Alì cominciò la sua carriera vincendo l’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960, dopo le quali divenne professionista. Nel 1964 divenne campione del mondo battendo Sonny Liston alla settima ripresa per abbandono nonostante il trucco dell’avversario di cospargere di sale i guantoni per accecarlo. Il giorno dopo la conquista del titolo si convertì alla religione islamica. L’anno dopo mandò al tappeto Liston nella rivincita alla prima ripresa con un colpo che non sembrava così decisivo nemmeno a lui, tanto che si avvicinò all’avversario a terra per urlargli di rialzarsi in una scena che fece il giro delle prime pagine dell’epoca.
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Subito dopo lo sfidò Floyd Patterson, che riuscì a metterlo al tappeto prima del KO tecnico chiamato dall’arbitro. In totale difese il titolo per otto volte prima di rifiutare la chiamata alle armi per questioni religiose e perdere così il titolo che venne assegnato a Joe Frazier. IL primo match tra lui e Frazer all’inizio degli Anni Settanta si svolse a New York e fu seguito da milioni di persone in tv: Alì perse ai punti e un’altra sconfitta successiva lo fece ritenere non più all’altezza del titolo dei pesi massimi. George Foreman però, dopo aver spodestato Frazer, acconsentì a un incontro con Muhammad Alì che si svolse a Kinshasa nello Zaire: nelle prime otto riprese rimase in difesa si appoggiò alle corde per far sfogare Foreman, che poi colpì con una serie di ganci e uppercut e sotto gli occhi di 100mila persone presenti al match all’ottava ripresa buttandolo finalmente giù. Nel 1975 Alì tornò ad affrontare Frazier a Manila, che si ritirò per KO tecnico all’ultima ripresa.

Nel 1977 Ali affrontò e batté Earnie Shavers, battendolo per decisione unanime ai punti in un incontro spettacolare. Ali dichiarò in seguito che Shavers fu il più potente pugile che avesse mai affrontato. In molti attribuiscono alla violenza di questo incontro la malattia che qualche anno dopo lo avrebbe colpito. Nel 1978 perse il titolo per decisione non unanime ai punti contro Leon Spinks, il quale perse subito dopo il titolo WBC per essersi rifiutato di combattere contro Ken Norton, contendente numero uno a quel tempo per il titolo unificato. Ali vinse per decisione unanime ai punti la rivincita contro Spinks, riottenendo il titolo WBA, ma subito dopo annunciò il suo ritiro.Combatté per l’ultima volta l’11 dicembre 1981 contro Trevor Berbick e perse per decisione unanime ai punti dopo dieci round.

In quel combattimento Ali apparve molto lento nei movimenti e il suo allenatore Angelo Dundee notò che parlava più lentamente del solito: erano i primi sintomi della Sindrome di Parkinson. Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta. “La famiglia Ali vuole ringraziare tutti coloro che li hanno accompagnati con i loro pensieri, preghiere e sostegno e chiedono rispetto della loro intimità”, conclude il comunicato. Mohamed Ali era stato ricoverato giovedì per problemi respiratori e il suo portavoce aveva parlato di condizioni di salute buone, ma una fonte vicina alla famiglia aveva dichiarato ieri sera all’Afp che l’ex campione di pugilato “era molto grave”. Ali e’ stato piu’ volte in ospedale negli anni recenti, specie a inizio 2015 quando fu ricoverato per una grave infezione alle vie urinarie diagnosticata inizialmente come polmonite.