Opinioni

La storia di Mimmo Mignano licenziato dalla FIAT

Luigi Di Maio ieri “si è catapultato” (parole sue) a Nola per incontrare Mimmo Mignano, l’operaio della FIAT il cui licenziamento è stato confermato con sentenza definitiva della Cassazione qualche giorno fa e che si era cosparso di benzina in mattinata davanti casa sua a Pomigliano D’Arco:

Quello di Mimmo era un grido d’aiuto rivolto a me e all’istituzione che ora rappresento. Sono andato a trovarlo in ospedale e gli ho parlato, gli ho detto che gli sono vicino, che lo Stato gli è vicino e che le politiche che intraprenderà il Governo del Cambiamento serviranno a creare lavoro e a dare una mano alle persone che come lui lo hanno perso. Quello di Mimmo è un gesto estremo, per farsi sentire da istituzioni che sono sempre state sorde alle esigenze dei cittadini.

Da oggi queste istituzioni non saranno più sorde, non ci sarà più bisogno di gesti come questi perché l’ascolto dei cittadini e dei loro problemi è uno dei pilastri su cui si fonda il governo del cambiamento. Questo Paese vogliamo cambiarlo davvero e iniziamo da Mimmo, dai riders, da quelli che sono stati lasciati ai margini. Non è una promessa. Lo stiamo già facendo.

mimmo mignano luigi di maio

Ma perché Mimmo Mignano è stato licenziato dalla FIAT? Assieme a Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, Mignano aveva inscenato con un manichino il suicidio di Marchionne davanti al polo logistico di Nola con tute macchiate di sangue, distribuendo un finto “testamento” dell’amministratore delegato. Una protesta simile si era ripetuta qualche giorno dopo davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano con il “funerale” di Marchionne. All’epoca si spiegò che prima della scena del manichino un’operaia in cassa integrazione si era suicidata, un altro operaio suicida aveva lasciato una lettera in cui riconduceva le ragioni della sua scelta alla precarietà lavorativa. Questo aveva scosso le maestranze che quindi nel giugno 2014 inscenarono le proteste.

funerale manichino marchionne pomigliano

Ricorda a questo punto l’ANSA che una decina di giorni dopo l’azienda aveva disposto il licenziamento, confermato un anno più tardi dal Tribunale di Nola. La Corte d’appello di Napoli, invece, nel 2016 aveva disposto il reintegro, ritenendo legittimo, per quanto aspro, “l’esercizio del diritto di critica” tramite “una rappresentazione sarcastica priva di violenza”. Secondo la Cassazione, però, neppure la satira “può esorbitare la continenza” con l’attribuzione di qualità “disonorevoli”, “riferimenti volgari” e “infamanti”. “Le modalità espressive della critica manifestata dai lavoratori – ha scritto nella sentenza la sezione lavoro della Suprema Corte – hanno travalicato i limiti di rispetto della democratica convivenza civile”, con “un comportamento idoneo a ledere definitivamente la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro”. E ravvisando un errore di diritto nella decisione d’appello, ha deciso nel merito la causa confermando i licenziamenti.

stato sociale operai fiat

Dopo il reintegro disposto dalla Corte d’Appello per due anni gli operai sono stati tenuti fuori dall’azienda, benché a salario pieno. Al Festival di Sanremo di quest’anno lo Stato Sociale si è presentato sul palco dell’Ariston con il nome dei cinque appuntati sulla giacca in segno di solidarietà.

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